FAUNOBALDO E IL TERRIBILE DRAGO DI MONTAGNA

Portale Bambini

Avete mai sentito parlare dei draghi di montagna? Sono terribili creature che nascono una volta ogni cento anni, solo negli inverni più gelidi. Un giorno, alcuni boscaioli avvistarono qualcosa sulla cima della montagna che sovrastava il piccolo paesino: era come uno sperone di ghiaccio lucente, sopra la neve.
“Chissà cosa sarà mai?” si chiedevano. E intanto, passavano i giorni.

Una notte, Gerardo, un falegname, era uscito di casa per recuperare della legna. Stava attraversando la piazza quando vide un’ombra gigantesca sopra di lui: qualcosa lo afferrò con degli artigli affilati e lo portò via. Il giorno dopo, di Gerardo, nemmeno l’ombra! Solo nonna Giorgina, che quella notte si trovava alla finestra mentre lavorava ai ferri disse: “Un drago, è stato un drago!”.
Ma nessuno la ascoltò; del resto, sì sa, gli anziani sono come i bambini: hanno troppa fantasia.

La notte successiva fu il turno di Oreste, il macellaio: quella sera aveva fatto tardi al lavoro e mentre percorreva la strada di casa, qualcosa lo prese e lo portò con sé. Di nuovo, il giorno dopo la vecchia Giorgina provò a dire: “E’ stato il drago!”.
Gli abitanti della montagna, preoccupati, decisero di aspettare la mezzanotte e poi uscire di casa tutti insieme: qualunque cosa fosse, dovevano scoprirla e toglierla di mezzo. E così, dopo cena, tutti quanti indossarono I loro cappotti, un paio di guanti e un cappello di lana e si sparpagliarono per le vie e le piazze del paese. Eccolo lì: allo scoccare della mezzanotte, sulla cima del campanile, tutti videro posarsi il gigantesco drago di montagna. Era trasparente, con dei riflessi blu e neri, ma i suoi occhi sembravano due fuochi.

Il drago guardò in basso e si lanciò sulla piccola Ginestra, che accompagnava il suo papà. Disperato, il papà di Ginestra andò a bussare alla porta di Faunobaldo.
“Signor Faunobaldo, siamo nei guai: in paese c’è un terribile drago che ci rapisce e nessuno è al sicuro”.
“Si è portato via anche la mia piccola Ginestra. Deve aiutarci, la scongiuro!”.

Faunobaldo guardò il cielo: in tutta la sua vita non aveva mai incontrato un drago. Anzi, a dirla tutta nemmeno pensava che esistessero.
“Ci penserò io. Però, ho bisogno di due giorni di tempo. Chiudetevi nelle vostre case e sprangate per bene porte e finestre. Poi, credetemi, nessun drago vi darà più fastidio.”

Faunobaldo si infilò il cappello verde e allacciò stretto il mantello nero; poi prese della cioccolata e uscì. Andò nel bosco: doveva escogitare un piano per eliminare quel drago. Rimase lì tutta la notte, a dondolarsi sopra il ramo di un pino. La mattina seguente tornò nel suo paesino: gli abitanti avevano chiuso per bene porte e finestre e il drago non aveva portato via nessuno.
“Ascoltatemi! Dobbiamo trovare un pentolone grande, ma molto grande: il più grande che ci sia in paese. Poi lo porteremo in cima alla montagna. Poi prepareremo tantissima cioccolata calda, ma proprio bollente.”
Il sindaco ordinò subito che si portasse in piazza tutta la cioccolata che c’era nelle case, insieme al pentolone.

Faunobaldo, aiutato da qualche ragazzo coraggioso, si arrampicò sulla cima della montagna, aiutandosi con un paio di sci e trascinando il pentolone con delle corde. Arrivati in cima, accesero un fuoco sotto il pentolone e cominciarono a scaldare la cioccolata calda finché non fu bollente. Il drago era proprio davanti a loro: dormiva con il muso avvolto nelle sue ali. Dentro la sua pancia di ghiaccio si vedevano Gerardo, Oreste e Ginestra: erano come addormentati, completamente avvolti dal ghiaccio.

Al segnale di Faunobaldo, rovesciarono il pentolone addosso al drago: la cioccolata scivolò sul ghiaccio, sciogliendolo poco a poco. Presto, il drago si trasformò in un nuvolone di vapore caldo al cioccolato. I tre prigionieri si svegliarono e presero un po’ di cioccolata per riscaldarsi; il terribile drago di ghiaccio, invece, non si vide più: infatti, si era trasformato in un drago di vapore, ma quello non faceva più paura a nessuno!

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