Nel 1984, lo scienziato Roger Ulrich ha pubblicato uno studio molto singolare, durato ben nove anni, focalizzato sul rapporto tra uomo e natura. Osservando i pazienti di un ospedale, Ulrich si è reso conto che quelli che, dalla loro finestra, potevano vedere un albero o un parco, rispondevano meglio alle cure e guarivano più in fretta.

A questo studio ne sono seguiti molti altri, che hanno introdotto il concetto di biofilia, letteralmente: “amore per la vita”, termine coniato dallo psicoterapeuta Erich Fromm e poi ripreso dal biologo statunitense Edward O. Wilson. Sempre più spesso si parla del potere di guarigione degli alberi, preziosi amici dell’uomo che forniscono ossigeno e ci raccontano il susseguirsi delle stagioni.

Gli alberi sono così importanti per l’uomo che gli è stata dedicata addirittura una Giornata Nazionale, il 21 novembre di ogni anno. Noi vogliamo celebrare alberi e piante con una raccolta di  testi dedicati al verde e alla natura. Buona lettura!

FILASTROCCHE SUGLI ALBERI

  • Albero Alberto di R. Piumini
  • La neve sull’albero di R. Piumini
  • Boschetto di R. Pezzani
  • Ci vuole un fiore di G. Rodari – S. Endrigo
  • Foglie gialle di Trilussa
  • Il susino di B. Brecht
  • La canzone dell’ulivo di G. Pascoli
  • Nel bosco di L. Schwartz
  • La quercia caduta di G. Pascoli

ALBERO ALBERTO

R. Piumini

Albero Alberto
aveva una foglia.
Albero Alberto
aveva una voglia.
E’ arrivato Ottobre ventoso,
Albero Alberto ha perso una foglia.
E’ arrivato Ottobre noioso:
Albero Alberto ha perduto la voglia.

LA NEVE SULL’ALBERO

R. Piumini

Perchè stai levando
dall’albero la neve?
Non sai che stai sbagliando?
Levarla non si deve.

La neve lo difende
dal gelo della notte.
Sopra di lui si stende
come un cappotto lieve.

BOSCHETTO

R. Pezzani

In questo boschetto di poche gaggie
ricanta un uccello le sue poesie.
Se un cuore vi passa, si ferma e ristà,
riparte provvisto di felicità.
E’ un bosco d’un’ombra armoniosa e leggera
e un angelo viene a dormirvi la sera.
Per farsi un lettuccio men duro raccoglie,
dai ceppi muschiosi, bracciate di foglie.
E vede, addondando nell’umida cuna
passare tra i rami più alti la luna;
e sente tra fronde dal vento toccate
tremore e bisbigli di calde nidiate;
e trova la pace d’un sonno tranquillo
tra un canto d’uccello e il canto d’un grillo.

Le cose di ogni giorno raccontano segreti
a chi le sa guardare ed ascoltare.

CI VUOLE UN FIORE

G. Rodari – S. Endrigo

Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole un fiore
ci vuole un fiore, ci vuole un fiore,
per fare un tavolo ci vuole un fio-o-re.

Per fare un fiore ci vuole un ramo
per fare il ramo ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il bosco
per fare il bosco ci vuole il monte
per fare il monte ci vuol la terra
per far la terra vi Vuole un fiore
per fare tutto ci vuole un fio-r-e

Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l’albero
per fare l’albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole il fiore
ci vuole il fiore, ci vuole il fiore,
per fare tutto ci vuole un fio-o-re.

FOGLIE GIALLE

Trilussa

Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle,
come tante farfalle spensierate?
Venite da lontano o da vicino?
Da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via?

IL SUSINO

B. Brecht

Nel cortile c’è un susino,
Quant’è piccolo, non crederesti.
Gli hanno messo intorno una grata
perché la gente non lo calpesti.

Se potesse crescerebbe:
diventar grande gli piacerebbe.
Ma non servono parole:
ciò che gli manca è il sole.

Che sia un susino, appena lo credi
perché di susine non ne fa.
Eppure è un susino e lo vedi
dalla foglia che ha.

LA CANZONE DELL’ULIVO

G. Pascoli

Non vuole
per crescere, che aria, che sole,
che tempo, l’ulivo!
Nei massi le barbe, e nel cielo
le piccole foglie d’argento!
Tra i massi s’avvinghia, e non cede
se i massi non cedono, al vento.

SPERANZA

G. Gozzano

l gigantesco rovere abbattuto
l’intero inverno giacque sulla zolla,
mostrando in cerchi, nelle sue midolla
i centonovant’anni che ha vissuto.
Ma poi che Primavera ogni corolla
dischiuse con le mani di velluto,
dai monchi nodi qua e là rampolla
e sogna ancora d’ essere fronzuto.
Rampolla e sogna – immemore di scuri –
l’eterna volta cerula e serena
e gli ospiti canori e i frutti e l’ire
aquilonari e i secoli futuri…
Non so perché mi faccia tanta pena
quel moribondo che non vuole morire!

NEL BOSCO

L. Schwartz

Nel bosco ogni vecchio gigante,
sia abete, sia quercia, sia pino,
ha intorno, ai suoi piedi,
un giardino di piccole piante.
Son muschi, son felci, son fiori,
e fragole rosse e lichene
cui l’albero antico vuol bene,
suoi teneri amori.
E mentre le fronde superbe
protende più su verso i cieli,
ei pensa a quegli uomini steli
nell’ombra, tra l’erbe.

LA QUERCIA CADUTA

G. Pascoli

Dov’era l’ombra, or se la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: “Or vedo: era pur grande!”

Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: “Or vedo: era pur buona!”

Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinera
che cerca il nido che non troverà.

POESIE SUGLI ALBERI

  • Gli alberi di J. Prevért
  • Veder cadere le foglie di N. Hikmet
  • Le quattro stagioni dei pini di P. Chu-I
  • Il colore azzurro degli alberi di A. Merini
  • Alberi di F. Garcia Lorca
  • Bosco di P. Neruda
  • Scherzo di V. Cardarelli
  • La foresta di M. Bertolini
  • Albero amico mio di M. Drouet

GLI ALBERI

J. Prevért

In gergo la gente chiama “foglie” le orecchie
è come se sentissero, come se gli alberi conoscessero la musica
ma la verde lingua degli alberi è un gergo ben più antico
chi può sapere cosa essi dicono quando parlano agli uomini
gli alberi parlano albero
come i bambini parlano bambino
Quando un figlio di donna e uomo
rivolge le sue parole a un albero
l’albero risponde
il bambino capisce

Più tardi il bambino
parla arboricoltura con maestri e genitori
più non intende la voce degli alberi
più non intende la loro canzone nel vento
Eppure a volte una fanciulla
scoppia in un grido disperato
presso una piazza di cemento armato
di erba triste e terra sporca
questa è … oh… questa è
la tristezza di essere abbandonati

che mi fa gridare aiuto
o la paura che mi dimentichiate
alberi della mia giovinezza
la mia gioventù per davvero

Nell’oasi del ricordo
una sorgente è appena sgorgata
è per farmi piangere
ero così felice nella folla
la folla verde del bosco
con il timore di perdermi e di ritrovarmi
non dimenticate la vostra piccola amica
alberi della mia foresta.

VEDER CADERE LE FOGLIE

N. Hikmet

Veder cadere le foglie mi lacera molto
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d’accordo
con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
Soprattutto le foglie dei viali
Dei viali d’ippocastano.

LE QUATTRO STAGIONI DEI PINI

P. Chu-I

Crescono i pini
sparsi senza una regola,
non in filari ordinati,
ce n’è degli alti e dei bassi.
Nelle tempeste d’autunno
il vento fischia tra i rami
contro il sole d’estate
ci prestano un’ombra fresca.
Nel colmo della primavera
una pioggia sottile, a sera,
riempie le loro foglie
d’un carico di gocce pendule,
e alla fine dell’anno
il tempo della gran neve
stampa sui loro rami
una candida trina lucente.

IL COLORE AZZURRO DEGLI ALBERI

A. Merini

Il colore azzurro degli alberi
nella corteccia rovente,
il colore piano del muschio
protetto da ogni dolore,
il colore chiaro del legno
che alza il suo cuore cantando
nell’inno dei cieli,
quel colore che si leva nel vento
e parla col tuo Signore
l’antico messaggio segreto
della creazione del caos,
la parola nuda del servo
che inneggia al Dio Salvatore,
e le piccole pieghe ed i ricci
e ciò che cade
dall’albero antico,
fortifica tutte le zolle
che hai dentro al cuore,
fortifica tutte le cose
le cose d’amore.

ALBERI

F. Garcia Lorca

Alberi!
Frecce voi siete
dall’azzurro cadute?
Quali tremendi guerrieri
vi scagliarono?
Sono state le stelle?
Vengon le vostre musiche
dall’anima degli uccelli,
dagli occhi di Dio.

BOSCO

P. Neruda

Ora verde, ora splendida! Son tornato a dir sì
all’appartenente silenzio, all’ossigeno verde,
al nocciolo rotto dalle pioggie d’allora,
al padiglione d’orgoglio che assume l’araucaria,
a me stesso, al mio canto cantato dagli uccelli.
Ascoltate, è il gorgoglio ripetuto, il cristallo
che a puro cielo grida, combatte, modifica,
è un filo che l’acqua, il flauto e il platino
mantengono nell’aria, di ramo in ramo puro,
è il gioco simmetrico della terra che canta,
è la strofa che cade come una goccia d’acqua.

SCHERZO

V. Cardarelli

Il bosco di primavera
ha un’anima, una voce.

È il canto del cucù,
pieno d’aria,
che pare soffiato in un flauto.

Dietro il richiamo lieve,
più che l’eco ingannevole,
noi ce ne andiamo illusi.

Il castagno è verde tenero.
Sono stillanti persino
le antiche ginestre.

Attorno ai tronchi ombrosi,
fra giochi di sole,
danzano le amadriadi.

RIFUGIO D’UCCELLI NOTTURNI

S. Quasimodo

In alto c’è un pino distorto;
sta intento ed ascolta l’abisso
col fusto piegato a balestra?
Rifugio d’uccelli notturni,
nell’ora più alta risuona
d’un battere d’ali veloce.
Ha pure un suo nido il mio cuore
sospeso nel buio, una voce;
sta pure in ascolto, la notte.

LA FORESTA

M. Bertolini

Pare un gran tempio ad agili colonne,
un tempio antico, scuro, con tappeti
di muschio e con festoni verdi e lieti.
Un tempio antico che ha per finestra il cielo;
di canzoni n’ha tante e la preghiera
la dicono gli uccelli mane e sera.

ALBERO AMICO MIO

M. Drouet

Albero amico mio
Albero, amico,
tanto simile a me,
così greve di musica
sotto le dita del vento
che ti sfogliano
come una fiaba,
albero
che, come me,
conosci la voce del silenzio
che dondoli
nel profondo le tue ciocche verdi
il fremito delle tue mani vive,
albero
amico,
amico mio
perduto come me
perduto nel cielo
perduto nel fango
verniciato di luce danzante
dalla pioggia,
albero,
eco della pena del vento
della gioia degli uccelli,
albero spogliato dall’inverno,
ti guardo per la prima volta …

 

 

 

 

 

 

 

 

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