Vivere con un animale domestico, come cane e gatto, aiuta i bambini a crescere bene, apportando una serie di benefici fisici e psicologici, ampiamente supportati da numerose ricerche scientifiche. Ne abbiamo parlato qui:

Adottare un amico a quattro zampe ci regala un amore incondizionato, quello che sono un buon amico può darci.
Questa relazione così bella e preziosa è stata raccontata da molti autori, sia attraverso libri e racconti, sia attraverso filastrocche e poesie. Qui ne abbiamo raccolte un po’, suddividendole a seconda che il protagonista sia un cagnolino o un gattino.

FILASTROCCHE E POESIE SUI CANI

  • Il mio cane di R. Tagore
  • Il povero ane di G. Rodari
  • Ode al cane di P. Neruda
  • Filastrocca di tutti i tempi I. Brinati
  • Anima che accarezzo la sera di A. Merini

IL MIO CANE

R. Tagore

Ogni mattina il mio devoto cane
presso la sedia silenzioso aspetta
finché io lo saluto con un colpetto.
Al ricevere questo tenue omaggio
di gioia il corpo suo tutto trasale!
Fra tutte le mute creature
lui solo, penetrando il velo del bene e del male,
ha visto l’uomo nella sua interezza,
essere per cui può dare la vita contento,
cui senza secondi fini può riversare amore
da un opaco sentire che a stento trova la via
verso il mondo della coscienza.
Quando vedo l’offerta di questo muto cuore
supplice del suo stesso bisogno,
immaginar non so quale raro valore
la sua saggezza pura trova nell’Uomo.
Col suo tacito sguardo, patetico, smarrito,
quel che afferra non può esprimere in parole;
ma per me rivela il vero significato dell’Uomo,
nello schema del Creato.

IL POVERO ANE

G. Rodari

Se andrete a Firenze
vedrete certamente
quel povero ane
di cui parla la gente.

È un cane senza testa,
povera bestia.
Davvero non si sa
ad abbaiare come fa.

La testa, si dice,
gliel’hanno mangiata…
(La “c” per i fiorentini
è pietanza prelibata).

Ma lui non si lamenta,
è un caro cucciolone,
scodinzola e fa festa
a tutte le persone.

Come mangia? Signori,
non stiamo ad indagare:
ci sono tante maniere
di tirare a campare.

Vivere senza testa
non è il peggio dei guai:
tanta gente ce l’ha,
ma non l’adopera mai!

Il cane mi domanda
ed io non rispondo.
Salta, corre pei campi e mi domanda
senza parlare
ed i suoi occhi
son due domande umide, due fiamme
liquide interroganti
ed io non rispondo,
non rispondo perché
non so e nulla posso dire.

In mezzo ai campi andiamo
uomo e cane.

Luccicano le foglie come
se qualcuno
le avesse baciate
ad una ad una,
salgono dal suolo
tutte le arance
a collocare
piccoli planetari
in alberi rotondi
come la notte e verdi,
ed uomo e cane andiamo
fiutando il mondo, scuotendo il trifoglio,
pei campi del Cile,
fra le limpide dita di settembre.
Il cane si arresta,
corre dietro api,
salta l’acqua inquieta,
ascolta lontanissimi
latrati,
orina su una pietra
e porta la punta del suo muso
a me, come un regalo.
Tenera impertinenza
per palesare affetto!
E fu a quel punto che mi chiese,
con gli occhi,
perché ora è giorno,
perché verrà la notte,
perché la primavera
non portò nel suo cesto
nulla
per cani vagabondi,
ma inutili fiori,
fiori ed ancora fiori.
Questo mi chiede
il cane
ed io non rispondo.

ODE AL CANE

P. Neruda

Andiamo avanti,
uomo e cane, appaiati
dal mattino verde,
dall’eccitante vuota solitudine
in cui solo noi
esistiamo,
questa coppia di un cane rugiadoso
ed io poeta del bosco,
perché non esistono
uccelli o fiori nascosti,
ma profumi e gorgheggi
per due compagni,
per due cacciatori compagni:
un mondo inumidito
dalle distillazioni della notte,
un tunnel verde e poi
una prateria,
una raffica di vento aranciato,
il sussurro delle radici,
la vita che cammina,
respira, cresce,
e l’antica amicizia,
la gioia
d’esser cane e d’esser uomo
tramutata
in un solo animale
che cammina movendo
sei zampe
ed una coda
con rugiada.

FILASTROCCA DI TUTTI I TEMPI

I. Brinati

Filastrocca del cane turchino
che rincorresull’aia  un tacchino;
il tacchino vestito di rosso
corre, corre e fa il bagno nel fosso.

Filastrocca del cane bassotto
che voleva acchiappare un leprotto;
il leprotto fuggiva veloce
e il bassotto restò senza voce.

Filastrocca del cane macchiato…
Ma non serve!
Ninnì è addormentato!

ANIMA CHE ACCAREZZO LA SERA

A. Merini

Anima che accarezzo a sera, e sei un cane
stanco, ma un cane sempre fedele. Un cane
che balbetta un nome: padrone, padrone mio.
Non lasciarmi anima cane, non lasciarmi mai.

FILASTROCCHE E POESIE SUI GATTI

  • Il giornale dei gatti di G. Rodari
  • Il mio gattino di P. Marcati
  • Il codino traditore di A.C. Pertile
  • Il gatto di E. Berni
  • Musotondo di L. Schwartz

IL GIORNALE DEI GATTI

G. Rodari

I gatti hanno un giornale con tutte le novità
e sull’ultima pagina la “Piccola Pubblicità”.

“Cercasi casa comoda con poltrona fuori moda:
non si accettano bambini perché tirano la coda”.

“Cerco vecchia signora a scopo compagnia.
Precisare referenze e conto in macelleria”.

“Premiato cacciatore cerca impiego in granaio”.
“Vegetariano, scapolo, cerca ricco lattaio”.

I gatti senza casa la domenica dopo pranzo
leggono questi avvisi più belli di un romanzo:
per un’oretta o due sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi per i loro concerti.

IL MIO GATTINO

P. Marcati

Com’è bello il mio gattino,
tutto nero e vellutato,
bianco solo ha il bel nasino
come fosse incipriato.
Ha due baffi… oh che baffoni!
E gli occhietti? …che bricconi!
Lo vedeste! M’è d’attorno
a scherzare tutto il giorno;
e se, stanca, m’allontano,
torna presto, piano piano.
Quando, attenta, fo il dovere,
mi disturba… ch’è un piacere:
e la penna, che va in fretta
vuol fermar con la zampetta.

IL CODINO TRADITORE

A.C. Pertile

Il codino
di un topino
fuor da un buco un dì spuntò.
Venne il gatto
quatto quatto,
e coi denti l’afferrò.
Il topino,
poverino,
pianse forte e si lagnò.
Proprio in quella,
questa è bella,
un gran cane capitò.
Ed il gatto,
quatto quatto,
impaurito se ne andò.
Il topino
il suo codino
dentro il buco ritirò.

IL GATTO

E. Berni

Sulla sedia accoccolato
fa l’ipocrita, il ghiottone,
tu lo credi addormentato
ma non dorme, quel sornione!
Tutto vede, a tutto è attento,
e prepara il tradimento.

MUSOTONDO

L. Schwartz

Il mio gatto Musotondo
verdi ha gli occhi e il pelo biondo,
col nasetto impertinente
canzonar sembra la gente;
è una birba a tutta prova
che ogni dì ne fa una nuova.
Proprio adesso il bricconcello
si è cacciato in un cappello,
vi si affaccia da padrona,
quasi fosse il suo balcone,
e da lì contempla il mondo
il mio gatto Musotondo.

 

 

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