Genitori coach e scuola: più fiducia negli insegnanti!

Fare l'insegnante, ma soprattutto, essere un buon insegnante prosciuga le energie fisiche e mentali

In molti criticano la figura dell’insegnante, demonizzandola spesso all’eccesso. Non dimentichiamoci che la buona scuola è frutto di un patto tra genitori e insegnanti, con un unico obiettivo: la crescita felice ed equilibrata del bambino.

 

Ogni anno a settembre, in concomitanza con la riapertura delle scuole, il web si popola di messaggi accorati sul ruolo degli insegnanti, sulla loro demonizzazione, sulle aspettative di cui vengono caricati dai genitori.
Fare l’insegnante non è semplice. Occorre essere empatici, equilibrati, pazienti, pieni di passione, ricchi di competenze, responsabili.
Bisogna amare il proprio lavoro, come e più forse rispetto ad altri ambiti.
Eppure è una professione altamente criticata.

Come fa notare su ilLibraio.it Isabella Milani, pseudonimo di un’insegnante e blogger, autrice de “L’arte di insegnare”:

“Digitate su Google “insegnanti fannulloni” o “insegnanti e burnout” e divertitevi a leggere non l’articolo, ma i commenti. Ne copio alcuni:

“Chissà se intervistassero chi lavora davvero magari 40 ore/settimana!! Sai che burnout!!!AHAHAHAH!!”
“Ma fatemi il piacere! Vergognatevi docenti!”
“E spesso e volentieri sono pure incompetenti…”
“Tutti a lavorare in miniera… così potranno dire che è stressante!”
“Se il lavoro degli insegnanti in Italiafossecosì massacrante e sottopagato, perché lo vogliono fare tutti?”
“Ma quale stress… Volete vivere sereni e felici? Rimboccatevi le mani e smettete di frignare e lamentarvi di ogni cosa…”
“Sparatevi!”
“Sono iperprivilegiati che hanno 4 mesi di ferie retribuite l’anno, nessun controllo sul merito, nessuna possibilità di licenziamento, e hanno il coraggio di lamentarsi!”

Insegnare che fatica!

Ma è vero che l’insegnamento è un lavoro usurante? Partiamo innanzitutto dall’analizzare che cosa, secondo la legislazione nazionale, si intende per usurante.
Secondo il decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 374 i lavori usuranti sono quelli per cui è richiesto un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non possono essere prevenuti da misure idonee.
Per queste mansioni è previsto un anticipo del limite di età pensionabile di due mesi per ogni anno di occupazione, fino a un massimo di cinque anni, e una riduzione del limite di anzianità contributiva di un anno ogni dieci di occupazione in queste attività, fino a un massimo di quattro anni.

Perchè insegnare è così faticoso? Semplice! Perchè significa, giorno dopo giorno aiutare gli altri, in tutti gli ordini del sistema scolastico.
Non tutti possono fare gli insegnanti, occorrono determinate competenze e anche caratteristiche personali specifiche.
Intanto bisogna sapere insegnare, provando empatia verso i bambini e i ragazzi, anche quando le regole non vengono rispettate o i consigli ascoltati. Non solo: occorre provare empatia verso i genitori e pretese che spesso rasentano l’assurdo.
Spesso occorre sopportare il coinvolgimento emotivo che nasce quando si viene a contatto con il disagio e la sofferenza di certi alunni.
Insegnare è faticoso perché bisogna saper stare sul palcoscenico e, pur umani come tutti, mantenere un perfetto autocontrollo in ogni momento: ciò che si dice o si fa è già un insegnamento. Se urli insegni a urlare, se reagisci con rabbia insegni anche ai bambini a fare lo stesso.
Le maestre che picchiano i bambini, non sono in burnout; si tratta di persone che non hanno fatto proprio il compito dell’insegnante, impreparate, inadeguate, violente, assolutamente inadatte al lavoro che fanno.
Insegnare è faticoso perchè bisogna vincere il pregiudizio e sforzarsi sempre di essere un esempio.

Genitori, impariamo a rispettare chi insegna!

Fermo restando che ogni insegnante è una figura a sè e non si può generalizzare, sicuramente nel nostro Paese il pregiudizio verso la categoria, come abbiamo anche visto dagli esempi precedentemente riportati, è forte.
Si passa il tempo a quantificare le ore di lavoro o i mesi di vacanza, senza considerare gli aspetti che rendono davvero importante il ruolo dell’insegnante: non si insegna solo quel che c’è sui libri, ma si trasmette esperienza. Ecco perchè è così importante la formazione, perchè nasce dal confronto con un individuo, con il suo percorso, con quello che ha deciso di trasmettere ai suoi studenti.
Forse è utopico, ma sarebbe bello iniziare quest’anno con una frase magica da rivolgere agli insegnanti: “Grazie per quello che fate o che provate a fare!”

Non si tratta di fare sviolinate, di stemperare gli animi, ma di lavorare su noi stessi.
Come sempre, partiamo da noi, dal nostro essere esempio: riconosciamo il valore degli altri, critichiamolo laddove necessario, ma in ottica costruttiva, perchè alla pars destruens deve seguire la pars construens, la propositività. Altrimenti è fine a se stessa.
Riconoscere che insegnare è faticoso significa partecipare alla costruzione del valore della scuola. Chi insegna vive la scuola, la fa, sia come genitore sia come insegnante.

E allora è giusto riconoscere che fare la maestra o la prof è un lavoro difficile perché occorre pazienza e di disponibilità. E, a fronte di stress o nervosismo è giusto riprendere le forze.

Sarà possibile la “buona scuola” solo se e quando, lo Stato e gli italiani capiranno che questo continuo attacco agli insegnanti non può che avere conseguenze negative.
Il compito dei genitori è imparare ad essere collaborativi (perchè spesso non lo si è affatto), ammettendo che esistono pessimi insegnanti o insegnanti fannulloni, ma non è la norma, mettendosi per primi in discussione.
Diamo fiducia a chi lavora insieme a noi per la crescita equilibrata dei bambini. Solo così si stabilirà un clima credibile e positivo di serenità e fiducia.
Educare alla felicità significa anche questo.