Gli strani animali di Colontown: Gino, il pesce che stinge

Gino, il pesce che stinge

Gino era un bel pesciolino rosso, uno di quelli che si vedono nuotare nelle bocce di vetro trasparente o negli acquari domestici. Era vispo ed allegro, malgrado fosse prigioniero nella sua vaschetta: ma la prigionia non gli pesava troppo, perché l’acqua era pulita e tiepida e fuori della sua casa vedeva un mondo vario ed interessante.

Però Gino era minacciato da un male tremendo, un male che aveva ereditato dai suoi antenati tanti e tanti anni prima e consisteva in questo:

dopo qualche tempo di sua vita, la sua colorazione, lentamente, avrebbe cominciato a perdere vivacità, il rosso sarebbe diventato meno brillante, poi sarebbe sfumato nel rosa, e poi, poco a poco, sarebbe scomparso del tutto, lasciandolo trasparente come il vetro. Pensate che brutto aspetto avrebbe avuto un pesce trasparente: sarebbe stato come vedere girare per la strada degli scheletri e non degli uomini e donne in carne ed ossa. Gino sarebbe apparso come uno scheletro di pesce nuotante nella vaschetta, e questo rappresenta, io credo, la peggior vergogna per un pesce rosso.

gino1

Quando Gino si accorse di cominciare a scolorire, infatti, si preoccupò terribilmente: tutte le mattine, svegliandosi da un sonno sempre più agitato man mano che passavano i giorni, si trovava un poco più chiaro e sul fondo della vasca scopriva una polverina rossa, impalpabile, che era il suo colore che poco alla volta se ne andava.

Gino era un pesce intelligente e coraggioso, e, malgrado la sciagura che si era abbattuta su di lui, non si perse d’animo: si consultò con i suoi amici che, per prima cosa, gli consigliarono un ricostituente. Ma poiché anche questa cura non diede i risultati sperati, Gino passò a dei rimedi più energici. Si espose alla luce della lampada di casa, fece della ginnastica epiteliale, inghiottì una quantità di medicine disgustose. Invano. Più il tempo passava e più Gino diventava pallido e trasparente.

Finalmente si decise al rimedio estremo, quello di tingersi le scaglie con l’anilina. Ma l’anilina si scioglieva nell’acqua e gli irritava terribilmente gli occhi, tanto che questi cominciarono a lagrimargli in maniera così abbondante da non credersi. E al dolore per gli occhi irritati, si aggiungeva il dispiacere della scoloritura sempre più grave, per cui la tristezza del povero Gino aumentò fino a che le lacrime cominciarono a diventare un ruscello, poi un fiume, ed infine un mare! Il liquido cominciò a traboccare e a spandersi per la stanza, poi per l’appartamento, poi infilò le scale, invase la strada, il quartiere… In breve tempo tutta la parte bassa della città si trovò sotto un metro d’acqua. Una bella faccenda davvero!.. .

Intervennero i pompieri che risalendo contro corrente, scoprirono la provenienza di tutta quell’acqua. Per fortuna uno di essi, un giovanotto di nome Artemio, che da ragazzo aveva fatto il pescatore e quindi si intendeva di pesci, si rese conto di cosa era successo : e con una forbicina da unghie e con un foglio di plastica rossa, fece subito un cappottino per Gino e glielo infilò. Gino non stava più in sé dalla contentezza e si pavoneggiava tutto: la sua pelle era diventata di nuovo di un bel rosso vivo!

Anzi, Artemio che ci aveva preso gusto, gli confezionò un altro “copripesce” verde, un modellino primaverile assai grazioso e poi uno viola, per la sera, e uno giallo per le corse… Insomma, Gino, da quel momento, divenne il più bel pesciolino dell’acquaio ed il più felice.

E voi non stupitevi, se vi capiterà di vedere in giro, in mezzo a dei pesci rossi uno che ogni tanto cambia di colore: è Gino che indossa un nuovo copripesce fatto per lui dal suo amico Artemio, il pompiere.



F. Nicolò Alberti

Tratto da: “Gli strani animali di COLONTOWN”, di F. Nicolò Alberti. Ricordo che le storie di questa raccolta ci sono state gentilmente concesse da Leonardo Alberti per la pubblicazione. Per gli articoli originali, si veda il suo blog: DICO LA MIA