GIOCA CON ME, NON CON IL TUO CELLULARE

Qualche tempo fa, ad Amburgo si è tenuta una manifestazione singolare: più di 100 bambini sono scesi in piazza, scortati regolarmente dalla polizia, manifestando contro l’uso degli smartphone da parte dei genitori.

“Giocate con noi bambini, non con tablet e smartphone”: questo uno degli slogan che i bambini hanno coniato in occasione della manifestazione.  La piccola grande mente dietro questa baby-marcia è Emil Rustige, di 7 anni, che poi ha convinto i suoi genitori a recarsi al commissariato di polizia di Amburgo per chiedere le autorizzazioni necessarie per marciare con i suoi coetanei. Un portavoce delle forze dell’ordine ha dichiarato: “Abbiamo gestito seriamente la manifestazione dei bambini, come fosse stata organizzata da adulti”. Infine, la ribellione ha avuto il suo epilogo all’interno di un parco giochi.

Un gesto come questo ci costringe a fermarci e riflettere: oggi va di moda parlare di apatia, di ragazzi fannulloni e videodipendenti, ma qual è la nostra responsabilità di genitori in tutto questo? Quanta apatia dovrebbe essere imputata alla mancanza di una buona relazione adulto-bambino e alla mancanza di tempo speso insieme?

Il pensiero che dei bambini di 7 anni possano organizzare una marcia chiedendo a mamma e papà di giocare con loro a prima vista fa sorridere, ma analizzandolo in profondità si tratta di un gesto inquietante.

Un tempo i genitori non dedicavano troppo tempo ai bambini, però questi crescevano in un gruppo di pari numeroso e sempre presente. Al suono della campanella, i bambini uscivano da scuola e andavano a correre nei prati con gli amichetti. Oggi è impossibile: l’alternativa alla scuola è stare chiusi in casa, dove l’unico conforto è quello degli schermi digitali. Il pedagogista Daniele Novara ha condotto un’analisi interessante di questo fenomeno nel suo libro “Non è colpa dei bambini“.