Pulizie di primavera! Con il gioco dei Sì e dei No

Pulizie di primavera: per essere felici, eliminiamo ciò che non serve

Domani sarà il primo giorno di primavera e come sempre, con le giornate più lunghe, la luce e qualche grado in più, ci si riempie di energia e buoni propositi. E’ il periodo dell’anno in cui si fa pulizia negli armadi, si rinnova la casa, si esce più volentieri. Sfruttiamo questa energia aggiuntiva per provare a riflettere e concretizzare insieme un po’ di spunti di cui spesso abbiamo parlato. Oggi vogliamo tornare sul tema dell’educazione alla felicità. Ne parliamo spesso, dando alle volte consigli o ispirandoci ad alcuni testi di riferimento che stanno spopolando sul web. Tutto ciò non basta. Per essere felici, dobbiamo innanzitutto liberarci del superfluo. Giriamo con una zavorra di pensieri, preoccupazioni, ansia, ma anche eccessive aspettative, che non fanno altro che sovraccaricarci di stress.

Parola d’ordine: decluttering emotivo

La primavera è il momento giusto per attuare una strategia molto potente e altrettanto semplice da mettere in pratica: stiamo parlando del decluttering, l’arte di liberarsi del superfluo, inteso come oggetti o anche pensieri ed emozioni. A volte abbiamo menzionato questa tecnica con riferimento agli ambienti della casa: un appartamento più ordinato è più facilmente fruibile e aiuta i bambini ad essere autonomi nei loro spazi. Imparare a tenere in ordine non è solo una forma di rispetto, ma anche un primo passo per l’indipendenza. Ciò che facciamo nello spazio fisico ha uguali benefici se applicato nella sfera emotiva. Occorre imparare a rinunciare a atteggiamenti limitanti, zavorre emotive e abitudini deleterie. Oggi vi suggeriamo un percorso in quattro tappe per allenarvi alla felicità, pensato per tutti quei genitori che spesso lamentano un’eccessiva stanchezza o senso di frustrazione davanti alle sfide del quotidiano. Non esistono più le famiglie patriarcali di una volta, né i genitori amici che per decenni hanno cercato di mettersi sulla stessa lunghezza d’onda dei figli con atteggiamenti ambivalenti. Il risultato? I genitori di oggi sono un po’ in crisi di identità. Proviamo allora a fare decluttering, con il gioco “Due No e due Sì”. Un modo divertente per mettersi alla prova.

No all’incoerenza: le regole si rispettano

Lo diciamo sempre e qui lo ripetiamo: in famiglia le regole vanno rispettate. Non devono essere troppe, ma su quelle importanti non bisogna transigere, pena la perdita di credibilità. Spesso si cede per stanchezza, o peggio, per senso di colpa. Ecco, liberatevi di quest’ultimo fardello e pensate che state soltanto facendo il meglio per i vostri figli. La coerenza è l’ingrediente principale nella ricetta per la felicità.

No al disfattismo: ci vuole entusiasmo verso il futuro

Come facciamo ad insegnare ai bambini a credere al futuro se noi per primi ci lamentiamo in continuazione? Se diciamo che tutto fa schifo, che la società è allo sfacelo, che non c’è speranza, che sono tutti ladri, è inutile pretendere di insegnare il pensiero positivo e la resilienza. Proviamo a parlare in modo costruttivo non solo del presente, ma anche del futuro. Insegniamo che la speranza si nutre di piccole azioni quotidiane: le cose si cambiano giorno per giorno e, oltre ad essere coscienti del cambiamento, bisogna volerlo davvero e crederci.

Sì alle buone maniere: ringraziamo ed impariamo ad essere gentili

Un “Grazie”, un “Buongiorno” detto con calore, un “Per favore”, sono tutte cose che aiutano a vivere meglio. Si tratta delle classiche paroline magiche di cui parlavano le nonne e che, spesso, oggi finiscono velocemente nel dimenticatoio. Perché non riscoprirle? E’ il primo passo verso una comunicazione più vera, più genuina, più rispettosa. In un mondo dove tutti vanno di fretta, testa bassa sul cellulare, fermarsi a dire “Ciao, come stai?” ed ascoltare la risposta è una rarità. Diventiamo portatori sani di buone maniere. E lasciamo il cellulare in borsa, ogni tanto. Vale per i ragazzi, ma anche per le mamme e i papà.

Sì all’affetto, con un pizzico di autorità

Abbiamo detto che il modello patriarcale è superato, così come la figura del genitore amico. E allora? Come rapportarci correttamente con i nostri figli? Il segreto è sapere mischiare, nella giusta dose, affetto e fermezza. Essere affettuosi, trasmettere amore, non significa non pretendere il rispetto delle regole o cedere. La severità, intesa come rigidità dei modi, va sostituita con un: “Ti voglio bene e per te ci sarò sempre, ma questo non significa che potrai fare tutto ciò che vuoi”. Sosteniamo, ma lasciamo spazio alla libera iniziativa. Solo se liberi, ma consapevoli che questo dono prezioso, la libertà, è limitato dalla libertà altrui, i nostri figli avranno in mano gli strumenti per essere felici. Si inizia a piccoli passi, magari focalizzandosi su un aspetto alla volta della propria vita. Mentre fate decluttering tra i pensieri, provate anche a tradurlo in un riordino completo degli spazi. In questo caso, coinvolgete tutta la famiglia: sarà il modo migliore per riscoprire insieme la bellezza della semplicità e della felicità genuina, spesso trascurata nel quotidiano.

a cura di Alessia de Falco