giudizi autostima

Madre Teresa di Calcutta sosteneva che: “se giudichi le persone, non avrai tempo per amarle“. Purtroppo non l’abbiamo ascoltata. Ad oggi, il giudizio è uno dei nemici più temibili che tutti noi dobbiamo affrontare, ma è anche uno dei più subdoli. Poche cose danneggiano l’autostima più dei giudizi, specialmente quelli delle persone care (mamma e papà, ma anche maestre e maestri).

Il principale danno causato dai giudizi è quello che in psicologia viene definito effetto Pigmalione (o effetto Rosenthal, dal nome dello psicologo che per primo lo studiò): giudicare negativamente una persona la porterà a perdere fiducia in sé e, di conseguenza, a dissipare le proprie abilità. Naturalmente l’effetto si attiva anche nella direzione opposta: credere in una persona e nella sua capacità di affrontare i problemi la spronerà a superarli.

Ma smettere di giudicare si può, anzi, si deve. Rinunciare al giudizio come strumento per affermare se stessi (del resto, una persona che crede davvero in se stessa non ha bisogno di sminuire gli altri) è un cambiamento alla portata di qualunque genitore e di qualunque insegnante o educatore.

Noi abbiamo scelto di cominciare dalla consapevolezza, recuperando la piramide di Maslow. Secondo te, i giudizi a quale gradino della piramide corrispondono?

Secondo noi al bisogno di sicurezza laddove consideriamo il comportamento degli altri (quello che giudichiamo) come una minaccia e al bisogno di stima laddove giudichiamo nella speranza di essere ascoltati e considerati come delle guide. Naturalmente, è possibile lavorare su ciascuno dei due punti.

Rispondere a domande come questa, utilizzando i modelli della psicologia scientifica come “dati affidabili” è la prima tappa lungo il cammino della consapevolezza.

 

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