GLI INTERVENTI CLASSICI PER LA DISLESSIA

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La dislessia è protagonista non solo di molti dibattiti ma, soprattutto, di molte domande da parte di genitori, insegnanti e ragazzi. Una delle tematiche più importanti che circondano questo disturbo riguarda le modalità più idonee per intervenire efficacemente sui suoi deficit ma, soprattutto, rispetto alle sue ricadute sul benessere e l’autonomia dei nostri ragazzi.

L’importanza di un intervento precoce è infatti motivata dal fatto che, a certi livelli di gravità, le difficoltà di lettura possono estendersi ad aree affettive e personali quali:

  • L’autostima personale e la fiducia nei propri mezzi.
  • Il proprio senso di autoefficacia.
  • Il clima familiare e le aspettative dei genitori.
  • La fiducia nel poter trovare strategie efficaci per “aggirare” le proprie difficoltà.
  • Le relazioni tra pari.

INTERVENTI CLASSICI PER LA DISLESSIA

Storicamente gli interventi classici per il Disturbo della lettura, denominati “trattamenti centrati sul deficit”, si focalizzano sulle principali aree di problematicità di questo quadro: la velocità e l’accuratezza.

Tuttavia, descrivere in modo “preconfezionato” i trattamenti che solitamente vengono proposti non è possibile. Come abbiamo visto, infatti, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (o DSA) sono disturbi che perdurano per l’intero arco di vita, quello che cambia è l’espressività dei sintomi da una fase evolutiva all’altra.

A partire da questi presupposti, qualsiasi intervento per la dislessia deve essere ritagliato sulle difficoltà che il ragazzo avverte in quello specifico momento della sua vita. Le direttive che generalmente dovrebbero essere considerate sono le seguenti:

  • Nei primi tre anni della scuola primaria è necessario lavorare in maniera abbastanza mirata sull’accuratezza e la velocità della lettura che, per l’appunto, appare lenta, stentata, faticosa e accompagnata da un numero elevato di errori.
  • A partire dal quarto e dal quinto anno della primaria permangono fragilità soprattutto nella lettura di parole multi sillabiche e dal suono simile, inoltre iniziano a diventare evidenti le difficoltà di comprensione del materiale letto. Quest’ultimo aspetto richiede particolare attenzione date le sue ampie ricadute sul rendimento e l’adattamento scolastico.
  • Durante la scuola secondaria di primo e di secondo migliora l’accuratezza ma rimane una lettura particolarmente lenta, passibile di alta affaticabilità e accompagnata dalla mancanza di comprensione di quanto letto.

Sulla base dell’espressività del disturbo, gli interventi classici della dislessia storicamente si sono sempre concentrati sul potenziamento che caratterizzavano l’età del ragazzo, attraverso training ripetuti imposti esternamente e meccanicamente.

Nonostante l’importanza di intervenire sui deficit centrali, che possono compromettere significativamente l’autonomia e la serenità dei nostri ragazzi, i training basati sul deficit evidenziano alcuni limiti:

  • I DSA rappresentano una predisposizione biologica a sviluppare debolezze in specifiche funzioni, questi training insistono spesso eccessivamente proprio su quelle debolezze;
  • Si concentrano eccessivamente sul deficit trascurando le sue conseguenze adattive;
  • Non privilegiano l’acquisizione personale di strategie alternative;
  • Non promuovono alcuna consapevolezza rispetto ai propri punti di forza, oltre a quelli di debolezza.

In conclusione, gli interventi centrati sul deficit costituiscono i classici interventi presenti per la dislessia e ribadiscono l’importanza di lavorare in modo strutturato sui deficit che caratterizzano questo disturbo; tuttavia, bisogna guardare oltre il sintomo: è necessario predisporre percorsi che aiutino i nostri ragazzi a “camminare” sulle proprie gambe.

a cura del dott. Lorenzo Conforti
dottore magistrale in psicologia clinica, specialista dell’età evolutiva