I BAMBINI HANNO BISOGNO DI ADULTI OSPITALI

Lettura scelta da “Il bambino in famiglia”, di Maria Montessori:


Ho visto dei padri giapponesi avere dei bambini una comprensione assai più profonda di quella che abbiamo noi. Uno di questi accompagnava a passeggio il suo bambino di due anni e quando questi si metteva a sedere sul marciapiede, il padre non gli diceva: «C’è polvere, che capriccio! andiamo via!», ma aspettava pazientemente finché il bambino si fosse alzato per proseguire il suo cammino. Anche questo è un esercizio di educatore, perché questo padre sottometteva la sua personalità dominante a quella del bambino, rispettandone l’attività. Ho visto pure uno di questi padri che stava con un piede discosto dall’altro, perché il bambino si divertiva a girare intorno fra le gambe del babbo.
Questo povero uomo rimaneva serio e pensoso nella sua posizione. Ammirai molto questa sapienza di educatore che molti popoli hanno già acquistato o forse hanno saputo mantenere per tradizione: noi invece siamo preoccupati soltanto di ciò che sarà dell’adulto nella vita sociale.

Vidi una madre, che pure aveva seguito uno dei nostri corsi, mentre conduceva il suo bambino per una via di Milano. Si diffondeva nell’aria un suono di campane e il bimbo desiderava fermarsi ad ascoltare quel suono; ma la madre rifiutò al bambino quella gioia e lo costrinse a continuare il cammino rimproverandolo. Come si vede, non è facile indurre l’adulto a un costante atteggiamento di passività nei riguardi del bambino. Ed è pure necessario che l’individuo adulto cerchi di acquistare un’intelligenza delle necessità infantili e sappia frenare il proprio orgoglio di plasmatore. È necessaria l’autoeducazione della propria vita interiore.

Oggi invece noi siamo soltanto preoccupati che il bambino abbia aria buona e sole, due cose eccellenti, che però sono utili soltanto al corpo; ma se i raggi del sole bastano al corpo del bambino, nel suo mondo psichico non c’è, per così dire, un raggio di sole. È la costruzione interiore, propria del bambino, lenta, delicata e fondamentalmente importante che l’adulto distrugge con la sua forza e la sua cecità. Ora, la sensibilità che l’adulto deve acquistare è quella di riconoscere tutti i bisogni del bambino; solo così egli potrà dargli quell’aiuto che gli è necessario. Se si volesse stabilire un principio, diremmo essere necessaria la partecipazione del bambino alla nostra vita, perché nell’epoca in cui egli deve imparare a muoversi, non può imparare bene se non lo vede fare, come non potrebbe imparare il linguaggio se fosse sordo. Dare al bambino questa ospitalità, cioè, farlo partecipare alla nostra vita, è difficile, ma non costa nulla; dipende solo dalla preparazione dell’anima dell’adulto; il bambino che non si può muovere non importuna nessuno; la sua presenza è quasi una presenza spirituale.

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