Leggere fa bene: ci aiuta ad esprimerci bene e a pensar meglio, potenzia il nostro lessico, riduce i livelli di stress, ci rende empatici e ha mille altri benefici. È possibile trovare centinaia, se non migliaia di studi che mettono in luce l’importanza della lettura.

Eppure, i ragazzi non leggono più. Questo ritornello ci accompagna da tempo secondo Daniel Pennac: oggi sono i videogiochi a distrarre i bambini dai libri. Ieri era colpa della televisione. E prima che ci fosse la televisione, erano i genitori stessi a considerare la lettura come un’attività dannosa per la vista e per il fisico. Insomma, non c’è mai stata una generazione di bambini-lettori, così come non c’è mai stata una generazione di adulti-lettori. Però, c’è la lettura; quella c’è stata e, probabilmente, sarà per sempre.

La lettura, sempre secondo Pennac, non tollera l’imperativo: costringere alla lettura è il modo migliore per trasformare una classe di potenziali-lettori in una classe di sicuramente-non-lettori. Lo scrittore e professore francese è convinto delle sue idee a tal punto da aver steso un decalogo dei diritti del lettore (a partire da questi diritti si sviluppa il suo libro “Come un romanzo“):

  • Il diritto di non leggere
  • Il diritto di saltare le pagine
  • Il diritto di non finire il libro
  • Il diritto di rileggere
  • Il diritto di leggere qualsiasi cosa
  • Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
  • Il diritto di leggere ovunque
  • Il diritto di spizzicare
  • Il diritto di leggere ad alta voce
  • Il diritto di tacere.

Esiste anche un “undicesimo diritto”, che Pennac ha rivelato intervistato da “Il libraio”: il diritto di spegnere il telefonino per leggere tranquillamente. Se vogliamo che le nuove generazioni si appassionino alla lettura dobbiamo interiorizzare questo decalogo e farlo nostro.

FONTI

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