I misteri della Casa Fantasma 10 – SCONTRO BESTIALE

 

Mentre Lino volava bell’e disteso a terra non si rese neanche conto di quanto l’armatura fantasma l’avesse sballottato di qua e di là. Aveva l’acchiappaspiriti, e tanto bastava. Con una capriola si rimise in piedi, estrasse la scatola dalla tasca e l’aprì. Con un sibilo davvero agghiacciante lo spirito all’interno dell’armatura fu risucchiato al suo interno. Lino si affrettò a chiuderla e a girare il sigillo di legno in modo che nulla potesse uscirne.

“Uh…una delle diavolerie di quel vecchio…sei più impegnativo del previsto. Sai, poche persone mi hanno costretto a richiamare il secondo dei miei quattro spiriti dalla lanterna!” Il mortospecchio estrasse un’altra delle fiammelle verdi mentre questa si contorceva ululando tra le sue mani.

“Lei è Ezra, la furia selvaggia, uno dei quattro spiriti del fuoco verde!”

Appena libero, lo spirito scomparve in una nube di fumo nero. Quando Lino riuscì di nuovo a vedere qualcosa, di fronte a lui c’era un enorme mostro d’acciaio, rosso e blu, che somigliava ad un leone. Il ragazzo si rese subito conto che si trattava dello spirito appena liberato guardando il mostro negli occhi, due tizzoni verdi che lo fissavano in modo inquietante. La bestia gli corse incontro con un ruggito e Lino si spostò appena in tempo per non essere ridotto in polpette. Le cose si stavano mettendo male: qui un singolo errore sarebbe costato molto caro.

“Pensa Lino, pensa: devi riuscire a cavartela se vuoi tornare a casa vivo!” Ecco un’idea: nello zaino il ragazzo aveva due balestre, prestategli da Faunobaldo. Una era la balestra d’argento, per eliminare i demoni, l’altra quella d’oro, per i fantasmi. Se Lino fosse riuscito a colpire il mortospecchio, di sicuro si sarebbe liberato anche dei suoi spiriti. Nascosto dietro a un tavolino estrasse l’arma dallo zaino, poi, proprio mentre il leone d’acciaio stava per piombargli addosso, prese la mira e sparò. Il proiettile d’argento volò sibilando nell’aria per un secondo, poi si scontrò con una strana sostanza, come una gelatina verde. Lino capì di aver fallito nel suo intento; nel frattempo una poderosa zampata lo colpì ad una spalla. Questa volta il dolore lo avvertì subito: sicuramente la ferita era seria, e peggio ancora Lino non riusciva più a muovere il braccio destro.