I no, come le buone regole, aiutano a crescere ancor più dei sì

Zunuzin, V. (2017). Girl before a mirror. Saatchiart.com

Tratto da: Crepet, P. (2008). La gioia di educare. Einaudi

La regola e il divieto non hanno importanza solo in quanto istruzioni alla convivenza familiare e sociale, ma come rinforzi a un legame. Il “no”, perché abbia probabilità di essere ben recepito dal bimbo, richiede la presenza del genitore o dell’educatore, dunque ha in sé un valore relazionale, quindi affettivo.

I no, come le buone regole, aiutano a crescere ancor più dei sì proprio perché permettono a chi deve educare di manifestare autorevolezza.
Un no, perché abbia peso e valore, deve essere spiegato, non può essere solo imposto. Un no, come una regola, richiede coerenza, componente essenziale dell’autorevolezza.

Un papà non ha alcuna probabilità di essere considerato autorevole – dunque di essere rispettato – se, dopo aver urlato che oltre mezzanotte non si torna a casa, il giorno successivo dimentica il compleanno del figlio e arriva con un’ora di ritardo alla sua festa.

In campo educativo l’esercizio dell’autorevolezza è assai più complesso in quanto coinvolge la coppia genitoriale. Quando un papà afferma una regola poi smentita o messa in discussione dalla mamma, o viceversa, il tasso di credibilità educativa della coppia di genitori  – non solo dell’uno o dell’altra – crolla vertiginosamente agli occhi dei figli.
Il passaggio dalle forme di autoritarismo a quelle di autorevolezza misura la crescita di una civiltà pedagogica.