È possibile lavorare sui punti di forza dei bambini in età prescolare (3-6 anni)? Se lo sono chiesto Anat Shoshani e Lior Schwarz, ricercatori della Baruch Ichver School of Psychology (con sede a Israele), che hanno tentato di mettere a punto un questionario per individuare i punti di forza nei più piccoli.

Gli studi scientifici, infatti, hanno rivelato che lavorare sui propri punti di forza (al momento ne sono stati identificati 24, comuni a tutte le culture del mondo) è il modo migliore per vivere bene (e per ottenere risultati). Uno strumento capace di individuare i punti di forza sin dalla più tenera età – la scala attualmente in uso è disponibile a partire dai 10 anni – potrebbe aiutare migliaia di genitori, educatori ed insegnanti nello svolgimento della propria missione.
La classificazione dei punti di forza non è una “schedatura”: diversamente dai test standardizzati che misurano il raggiungimento di un determinato obiettivo (come avviene, ad esempio, per i test Invalsi), non esistono punti di forza giusti e sbagliati, né esiste una combinazione vincente.
Individuare i punti di forza di un bambino ha un unico obiettivo: permettere a lui, alla sua famiglia e ai suoi insegnanti di massimizzare i punti di forza della propria personalità, utilizzandola nella vita quotidiana (una delle tecniche più semplici e sperimentate è la conversazione centrata sui punti di forza).
Ciò che emerge dagli studi, infatti, è che gli studenti che imparano ad utilizzare le proprie forze imparano meglio e sono molto più motivati rispetto agli studenti che tentano di correggere i propri difetti e di livellare le proprie debolezze, con ripercussioni positive sull’autostima e sul senso di autoefficacia.

Il test che dovrebbe riuscire a individuare i punti di forza dei bambini in età prescolare è il Character Strenght Inventory for Early Childhood (CSI-EC), un questionario composto da 96 item (il termine tecnico con cui si indicano le domande nei questionari psicosociali) la cui compilazione spetta ai genitori. Al momento manca uno studio longitudinale: è essenziale comprendere se, nel passaggio dalla prima infanzia alla preadolescenza il carattere dei bambini si mantiene coerente o se alcuni elementi possono mutare. Inoltre, il fatto che siano i genitori a compilare il questionario mette a rischio la correttezza dei risultati: infatti, i genitori potrebbero aver sviluppato una visione “viziata” del carattere dei propri figli.
Tuttavia, i primi test su un campione di oltre 2000 bambini hanno ottenuto risultati in linea con quelli degli studi sugli adulti, specialmente per quanto riguarda le correlazioni tra alcuni punti di forza e il benessere.
Infatti, i bambini in cui prevalgono interessi intellettuali intensi (ovvero sono forti nell’area della conoscenza), un senso di spiritualità e di ricerca di uno scopo nella vita e i bambini che sono forti nel campo delle relazioni sociali, si sono rivelati – a detta dei genitori – bambini sereni e caratterialmente equilibrati.
Si tratta di un ottimo segnale per le scienze dell’educazione: infatti, a partire da questo test, le scienze del carattere e lo sviluppo dei punti di forza, che al momento riguardano prevalentemente gli adulti e gli studenti adolescenti, potrebbero essere estesi anche ai più piccoli, con l’aspettativa di ottimi risultati educativi.

FONTI

  • . (2018) From Character Strengths to Children’s Well-Being: Development and Validation of the Character Strengths Inventory for Elementary School Children. Frontiers in Psychology 9. 
  • Shoshani, Anat. (2018). Young children’s character strengths and emotional well-being: Development of the Character Strengths Inventory for Early Childhood (CSI-EC). The Journal of Positive Psychology. 14. 1-17. 

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