Il benessere e il modello PERMA

Buongiorno a tutti, Amici della Scuola di Bambinologia e benvenuti alla seconda lezione del corso Educazione Positiva in classe: i pilastri del benessere.

Apriamo questa lezione con una riflessione nata sulle pagine del nostro Gruppo Facebook. Un lettore ci ha sottolineato come non basti la parola insegnare per insegnare davvero. I nostri insegnamenti devono arrivare al cuore, toccare le corde dell’anima. Non basta dire, bisogna fare e bisogna farlo con il coraggio della nostra passione. Non si può insegnare la felicità, se non siamo felici di ciò che facciamo. Questa riflessione estemporanea ben si contestualizza nella lezione di oggi, in cui vi raccontiamo qualcosa di più su un modello che ci sta molto a cuore e che per lungo tempo abbiamo analizzato nel corso degli ultimi mesi.

Facciamo un passo indietro: come forse saprete, da qualche tempo stiamo approfondendo l’ambito di Educazione Positiva che trae le sue basi da una disciplina relativamente recente, la Psicologia Positiva di Martin Seligman. Una delle domande alla base di questa discipina è: “Si può educare alla felicità?”. Domanda che, in ultima analisi, si può tradurre in: “Come faccio ad essere più felice?”. Felice di quello che faccio, di quello che dico, di quello che sento. Insomma, felice di quello che sono.
La Psicologia Positiva prova a rispondere a questi interrogativi proponendo un modello teorico che si chiama PERMA e che cerca di descrivere le componenti del benessere, individuale e collettivo. Oggi partiamo dall’analisi di questi fattori, sintetizzati appunto dalle lettere dell’acronimo PERMA; successivamente ci sforzeremo di creare, per ciascuno di essi, una contestualizzazione in ambito scolastico. L’obiettivo finale è di rispondere alle domande: “Posso portare la felicità in classe? Se sì, come?”

PERMA: CHE COSA SIGNIFICA E CHE IMPATTI HA SULLE NOSTRE VITE

Quando parliamo di felicità, non dobbiamo pensare ad un sorriso stampato sulle labbra né all’umore positivo. Negli ultimi decenni sono nate centinaia di teorie sulla felicità (accanto ad un business della felicità miliardario). Queste teorie, però, presentavano problemi di metodo e soprattutto di applicazione: nessuna si è rivelata davvero efficace. Tutte fallivano nel considerare la felicità

Un sorriso non è un indicatore infallibile di tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Quando siamo profondamente coinvolti in attività appaganti, quando parliamo con il cuore o quando compiamo un gesto eroico, non è detto che ci mettiamo a sorridere o che in quel momento proviamo piacere. Tutti questi aspetti sono di grande interesse per la psicologia positiva e non rientrano nel campo della felicitologia”.
Christopher Peterson

Nel 2011, Martin Seligman, che da oltre un decennio studiava la felicità autentica e il benessere, si è reso conto che è impossibile descrivere la felicità come un oggetto unitario. Il benessere (termine che è stato scelto al posto di “felicità” per non fare confusione con le precedenti teorie) è una somma di dimensioni diverse; ciascuna di queste dimensioni va misurata separatamente. Per chiarire questo punto, Seligman propone l’esempio del tempo atmosferico: non esiste una misura che descrive il tempo atmosferico, ma una serie di misure (temperatura, umidità, pressione barometrica e via dicendo). Il benessere si comporta allo stesso modo.

Le ricerche hanno evidenziato cinque dimensioni principali che contribuiscono al benessere. Sono le cinque dimensioni che hanno portato alla nascita del modello PERMA:

  • P (positive emotions, emozioni positive)
  • E (engagement, coinvolgimento)
  • R (relationship, relazioni positive)
  • M (meaning, significato)
  • A (accomplishment, realizzazione)

Emozioni positive
Le emozioni positive ci fanno sentire bene e ci aiutano a crescere. Attenzione: il benessere non si raggiunge attraverso l’assenza di emozioni negative (questo sarebbe impossibile e perfino preoccupante). L’importante, invece, è sperimentare più emozioni positive rispetto a quelle negative. La dr. Barbara Fredrickson ha individuato un rapporto di positività ideale pari a 3:1 (cioè dovremmo provare tre micro-momenti positivi per ogni micro-momento negativo).

Coinvolgimento
Si parla di coinvolgimento quando le persone scelgono di fare qualcosa per proprio interesse, divertimento e passione. Queste scelte portano a delle “esperienze ottimali”, che assorbono l’individuo all’interno di un flusso (flow) totalizzante. Mentre siamo all’interno del flusso, ci sentiamo concentrati e pieni di energia.

Relazioni positive
La solitudine rappresenta una situazione invalidante: le relazioni con gli altri rappresentano una risorsa dal valore inestimabile, che ci aiuta a risollevarci nei momenti di difficoltà e che ci mette in condizione di sperimentare un senso di comunione, fiducia e positività.

Significato
Cercare un significato nella propria vita, sentire di essere parte di una comunità e di far parte di qualcosa di più grande del singolo è da sempre una componente importante nelle nostre vite.

Realizzazione
La realizzazione personale, intesa come successo o come conseguimento dei propri obiettivi, è uno scopo che le persone ricercano con forza. Per anni la psicologia e le scienze dell’educazione hanno trascurato questo elemento, focalizzandosi esclusivamente sui rapporti collaborativi, sulle emozioni positive e sulla ricerca di un significato nella vita. Solo recentemente si è scoperto che gli individui traggono benessere da una “vittoria” fine a se stessa: il gusto di vincere e avere successo ci porta a stare bene, a patto di essere mescolato in modo armonico con gli altri elementi del modello.

IL MODELLO PERMA NEL CONTESTO SCOLASTICO

Parlare di una “scuola felice” è piuttosto generico e può diventare controproducente, se la felicità viene intesa come un’alternativa al raggiungimento degli obiettivi accademici.
Negli ultimi decenni questo ha generato confusione e ha portato ad un rancore profondo tra genitori (i quali ritengono che gli insegnanti “rubino” la felicità dei propri figli) e insegnanti (i quali ritengono che la permissività dei genitori in nome della felicità dei propri figli danneggi il loro lavoro e indebolisca l’istituzione scolastica).

Proviamo a mettere da parte questa generica felicità. Sostituiamola con lo sviluppo delle cinque aree del modello PERMA: le cose cambiano enormemente.
Per cominciare, si tratta di cinque dimensioni specifiche, su cui un insegnante – e un genitore, beninteso – possono lavorare in modo operativo. Sono dimensioni di cui si può parlare in modo puntuale e scientifico, al di là delle convinzioni personali (cosa che accadeva nel parlare di felicità).
Inoltre, questo modello permette di superare la spaccatura tra profitto scolastico e felicità. Il profitto scolastico è importante. Per quanto importante, non è tutto: il suo peso è pari a circa il 20% del totale.
D’altra parte, sappiamo che se stiamo bene e viviamo in un ambiente positivo è più facile imparare: questo significa che se lavoriamo sulle emozioni positive, sulle relazioni e sul coinvolgimento, anche il successo scolastico del singolo migliorerà.
Ecco allora che basterà implementare delle misure per favorire le emozioni positive (ad esempio l’educazione emotiva e gli esercizi di educazione emotiva), delle misure per favorire la collaborazione e i rapporti sociali (anche con l’aiuto delle famiglie) e delle misure per favorire il coinvolgimento nelle attività scolastiche (ad esempio personalizzare alcune attività sulla base dei punti di forza individuali). Ciascuno di questi punti può essere progettato, misurato e migliorato. La felicità no.

Non si tratta di un modello esclusivamente teorico: numerose scuole del mondo hanno già abbracciato il paradigma dell’educazione positiva. Nel corso delle prossime lezioni proporremo alcuni esempi per ciascuno dei cinque elementi del modello PERMA.
Conoscere queste cinque dimensioni, al di là delle sperimentazioni didattiche, è molto importante per il mondo della scuola, anche in assenza di un programma specifico per promuovere il benessere in classe. Ciascun insegnante, secondo la sua conoscenza e sensibilità, potrà proporre letture e laboratori esperienziali per aiutare i suoi studenti a fiorire. Non meno importante, avrà una chiave di lettura per capire se la classe sta bene e per interpretare i casi di disagio.

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