seneca credulità

Lettura scelta dal “De Ira”, di Seneca:


Nella maggior parte dei casi, il male è prodotto dalla credulità. A volte non si deve nemmeno ascoltare, perché ci sono situazioni nelle quali è meglio sbagliare che diffidare. Dobbiamo bandire dall’anima sospetti e congetture, che sono gli incentivi più ingannevoli: “Quello mi ha salutato con poca cortesia; quello non ha risposto al mio abbraccio; quello ha interrotto il mio discorso alle prime battute; quello non mi ha invitato a cena; quello mi ha mostrato un volto poco amichevole”.
Per sospettare, si trovano sempre buoni motivi: bisogna essere semplici e valutare i fatti con benevolenza. Non dobbiamo credere a nulla, tranne a quello che ci balza agli occhi e ben chiaro, e quando il nostro sospetto si dimostrerà infondato, rimproveriamoci di credulità. Questo castigo ci abituerà a non credere facilmente.

Non prestiamo orecchio ai maldicenti; è un vizio della natura umana credere volentieri a ciò che si ascolta malvolentieri, teniamolo presente e diffidiamone; ci adiriamo ancor prima di aver giudicato. Il colmo è che ci lasciamo influenzare non solo dalle calunnie, ma anche dai sospetti, diamo interpretazioni malevole a uno sguardo e a una risata altrui e ci arrabbiamo con chi non ha colpa. Perciò in difesa dell’assente dobbiamo far gli avvocati contro noi stessi e lasciare l’ira in sospeso; la pena rimandata può essere ancora inflitta, ma inflitta che sia non possiamo revocarla.


FONTI

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