Il mito di Orfeo ed Euridice

il mito di orfeo ed euridice

Adattamento a cura di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta un giovane musicista di nome Orfeo; si dice che non avesse eguali né tra gli uomini né tra gli dei. Un giorno Apollo donò ad Orfeo una lira e le muse insegnarono al giovane come suonarla: da quel momento le sue melodie diventarono così dolci e struggenti che ogni creatura si fermava incantata ad ascoltarlo; l’acqua dei fiumi smetteva di scorrere e perfino le bestie più feroci si acquattavano docili.

Ninfe, driadi e principesse erano innamorate di Orfeo e avrebbero voluto sposarlo, ma lui amava solo Euridice, la figlia di Nereo. I due giovani si sposarono, ma il loro amore non durò a lungo. Una mattina, mentre Euridice raccoglieva un mazzo di fiori nel prato ascoltando Orfeo che suonava la lira, un serpente velenoso le azzannò una caviglia e la fanciulla cadde a terra, morta.

Orfeo, distrutto dal dolore, scese negli Inferi, intenzionato a riportare a casa la sua sposa. Con la sua musica convinse il demone Caronte a trasportarlo oltre l’Acheronte, il fiume che separava il regno dei vivi da quello dei morti. Poi convinse Cerbero – il mostruoso cane guardiano a tre teste – a farlo passare. Dopo un lungo viaggio giunse al cospetto di Ade e Persefone, il re e la regina degli Inferi. Orfeo si mise a cantare, accompagnato dal suono della sua lira; il suo canto di dolore commosse tutte le creature dell’oltretomba: demoni e mostri scoppiarono a piangere e per la prima volta nella loro vita compresero cos’erano la tristezza e la pietà.

“Vi prego”, implorò Orfeo, “concedetemi di riportare a casa la mia sposa Euridice”.
“Te lo concedo; torna nel regno dei vivi ed Euridice ti seguirà” gli disse Persefone, “ma ad una condizione: finché non avrai passato l’Acheronte, non ti dovrai voltare a guardarla”.
“Altrimenti?” chiese Orfeo.
“Altrimenti la ragazza morirà un’altra volta, e rimarrà intrappolata qui negli Inferi per l’eternità”.
Il giovane si inchinò dinnanzi al re e alla regina dell’oltretomba, li ringraziò, poi si voltò e partì.

Mentre camminava sentì qualcuno prenderlo per mano: era Euridice. Lungo la strada, però, Orfeo cominciò a dubitare: “E se Persefone mi avesse ingannato? E se dietro di me non ci fosse altro che un’ombra di fumo? E se Euridice fosse ancora nell’Ade?”
Passo dopo passo, il sospetto era sempre più grande finché, mentre stava attraversando l’Acheronte, Orfeo si voltò per vedere se la mano che l’aveva accompagnato lungo la strada era proprio quella di sua moglie.

Per un attimo gli occhi di Orfeo e quelli di Euridice si incontrarono, poi la ragazza svanì nel nulla; il giovane infatti aveva infranto le regole di Persefone e la sua sposa morì per la seconda volta.
Orfeo provò a tornare negli Inferi, ma questa volta né Caronte, né Cerbero lo lasciarono passare; solo e disperato, si rifugiò su una montagna e non scese mai più.