Il principe e i quattro maestri

Il figlio del re desiderava diventare un pittore.
Così, suo padre chiamò a corte un maestro e gli affidò il principe.
Il maestro spiegò al ragazzo come tenere un pennello e come dipingere un paesaggio, ma il ragazzo non imparò molto.
Il re chiamò a corte un altro maestro e gli affidò il principe.
Il maestro spiegò al ragazzo come tenere un pennello e come dipingere un paesaggio, poi guidò la sua mano mentre dipingeva. Il ragazzo imparò qualcosa di più, ma rimase comunque insoddisfatto.
Il re chiamò a corte un altro maestro e gli affidò il principe.
Il terzo maestro spiegò al ragazzo come tenere un pennello e come dipingere un paesaggio, guidò la sua mano mentre dipingeva e si sedette a dipingere accanto a lui, mostrandogli ciò che faceva. Il ragazzo imparò la tecnica, ma sentiva che c’era ancora molto da imparare.
Il re chiamò un quarto maestro e gli affidò il principe.
Il maestro mise in un sacco le tele, i pennelli e i colori e portò il giovane ad un ruscello. Quando tornarono, il ragazzo era entusiasta: aveva dipinto un paesaggio dai colori delicati e al tempo stesso pieni di energia.
“Papà, oggi sono diventato un pittore”.
Il re chiese al maestro: “Come siete riuscito dove tutti hanno fallito?”
Il pittore rispose: “Ho portato il ragazzo al ruscello”.
“E basta?” incalzò il re.
“Un maestro mediocre si accontenta di spiegare” continuò il pittore. “Un maestro comune sa guidare i suoi allievi. Un buon maestro dà l’esempio. Ma tutto ciò non è abbastanza: un maestro eccellente, infatti, deve ispirare.
La natura è la maestra migliore: non fa grandi discorsi e non sceglie per noi. Ci mostra la sua bellezza, niente di più.
Ma quella bellezza riesce a spiegare, a mostrare e a ispirare ciò che nessun altro maestro potrebbe fare”.