Siamo tutti bravi, educati e aperti al dialogo. Finché qualcuno non ci dice di no. Soprattutto tra le nuove generazioni, il NO è diventato un vero e proprio tabù: al minimo cenno di rifiuto cominciano scenate pietose, fino ad arrivare a gesti più estremi.

Perché non sappiamo più accettare i NO

Per prima cosa dobbiamo impegnarci a capire perché succede questo. Una risposta possiamo trovarla nell’individualismo, nella competizione: una società fortemente competitiva – come la nostra – è meno propensa ad accettare il rifiuto, la critica. Diventa un segno di debolezza intollerabile.

Anche la pedagogia degli ultimi decenni non ha aiutato: fondata sulla disponibilità materiale ha tentato di colmare le presenze vuote di genitori assenti con coccole e regali. Se i genitori rinunciano a mettere dei paletti e delle regole, è naturale che i bambini cresceranno senza essersi mai abituati a rispettarle, quindi, incapaci di gestire un rifiuto.

La forza di chi accetta i propri errori

Nell’accettazione non c’è debolezza. Al contrario, c’è la volontà di andare avanti, di migliorare. Colui che accetta il NO, che accetta il rifiuto sta già elaborando una soluzione a quel problema.

Far finta di nulla, o peggio, reagire con violenza significa evitare. Significa che non riusciremo mai ad affrontare una sfida in modo positivo. Questa è un’attitudine estremamente negativa, dal momento che non tormenta solo l’anima di chi non sa accettare, ma anche di chi lo circonda. Persone che non accettano il rifiuto sono spesso irritabili, ineducate, inclini a picchi emotivi e reazioni esagerate. Si tratta di uno dei problemi che l’educazione dovrebbe risolvere, con la massima urgenza!

Educare all’accettazione. Che non è rassegnazione

Ma cosa possiamo fare in concreto? Educare ed educarci, riscoprire la filosofia dell’accettazione e trasmetterla alle persone che abbiamo vicino.

Ma come? Parlate di libertà, di creatività e poi ci dite che dobbiamo accettare? Che di fronte a un NO è bene chinare la testa?

E’ importante distinguere due termini diversi, due stati mentali agli opposti: la rassegnazione e l’accettazione. Rassegnato è colui che china la testa ad una situazione difficile, senza far null’altro che accettarla, subirla. L’accettazione, invece, prevede un atteggiamento attivo; è la ricerca di un nuovo equilibrio dopo una caduta, è la ricerca di compromessi e soluzioni.

Dovremmo cominciare dal cambiamento: imparare a vivere il cambiamento in modo positivo, a sfruttarlo come una molla per la crescita personale e per raggiungere nuovi obiettivi, vivere esperienze inedite.

ABBIAMO GIA’ PARLATO DI CAMBIAMENTO: Dovreste provare il gioco del camaleonte, cambiamento per tutta la famiglia

Questo passaggio, in apparenza banale ma in realtà fondamentale, serve per imparare una lezione più importante: quella della resilienza. Diventare resilienti significa imparare a reagire positivamente allo stess e alle avversità; significa essere forti nell’anima.

Un altro utile esercizio è l’esercizio dell’autorevolezza: i genitori non possono rinunciare al loro ruolo di guida per i bambini. Un bambino non ha le competenze per autogestirsi; ha bisogno di un adulto che fissi le regole e che le faccia rispettare. Questo non significa chiudere al dialogo, ma incanalarlo in una dimensione.

REGOLE, CHE FATICA! Se anche a voi piacerebbe trovare spunti pratici per far rispettare le regole in famiglia, dovete leggere la nostra guida sulle regole insegnate con l’intelligenza emotiva.



a cura di Matteo Princivalle

Pin It on Pinterest