Incapaci per diritto di nascita

Dolcefuturo #9: Incapaci per diritto di nascita

Torna Dolcefuturo, la rubrica dedicata all’educazione con un occhio alla felicità delle generazioni future. Stavo leggendo un articolo sui compiti delle vacanze quando l’occhio mi è capitato su un’intervista che mi ha lasciato perplesso:

Il mondo non è tutto fatto di persone che riescono comunque, ci sono anche quelli in difficoltà e quelli che non sono capaci. La scuola certamente deve aiutare ed essere accogliente, verso chi rimane indietro l’insegnante deve avere una cura particolare per aiutarlo, ma non si può stabilire che tutti comunque hanno la sufficienza. Ci sarà anche chi rimane insufficiente perché è un nullafacente.

(prof. Giorgio Israel, Docente presso l’Università La Sapienza, intervistato da La Stampa; qui il link)

Ecco, quando leggo un’affermazione del genere, comincio a sputar fuoco come i draghi. Perché con Portale Bambini mi batto per una scuola che metta i bambini al centro, perché come animatore punto a recuperare quei ragazzi che la nostra società ha escluso, perché ritengo stupido, oltre che terribile, etichettare qualcuno come “incapace”.

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La scuola è una gara di corsa? E la vita?

I problemi cominciano nel momento in cui si vede la vita come una competizione. Se la scuola è una corsa alle competenze, è naturale che chi resta indietro venga considerato un perdente. Però, c’è anche chi alla gara di corsa preferisce una partita a carte, o una passeggiata al lago. E nella vita, non a tutti serviranno le competenze e la voglia di competere. Oltre al fatto che i campi della competizione sono talmente tanti che la scuola ne può coprire solo un piccolo spettro. Certo, non è molto più furbo citare tutti i personaggi famosi e/o miliardari che hanno abbandonato la scuola.

Educare un bambino cosa vuol dire? Insegnargli a correre più in fretta? O a vincere la corsa (magari anche a costo di buttare per terra un compagno o di “barare”)? Secondo noi l’educazione deve insegnare al bambino a ricercare in se stesso tutto ciò che potrà renderlo una persona felice. Ecco perché non riteniamo ci possano essere incapaci: perché ciascuno di noi ha in sé quel mix unico di passioni, motivazioni, abilità necessarie per crescere sereno. Anche ammettere i propri limiti con serenità fa parte dell’educazione, ma questi non vanno vissuti come un limite. Quindi, possiamo dire che:

esistono bambini meno capaci in un determinato campo, non esistono bambini “incapaci”

Dai nostri amici di Imparare Giocando, una delle nostre citazioni preferite
Dai nostri amici di Imparare Giocando, una delle nostre citazioni preferite

e si tratta di una differenziazione fondamentale, di un assunto di base dell’educazione secondo noi; far capire ai bambini che anche se non sanno risolvere le equazioni avranno numerosi altri talenti. Può sembrare mera giustificazione, ma solo in questo modo evitiamo di avvilirli, rischiando grandi ripercussioni sull’autostima e sul comportamento. Perché, tanto più un bambino si ritiene deprecabile, debole e insicuro, tanto più si rischia che maltratti gli altri allo scopo di affermare il contrario.


E la competizione? Non è naturale anche quella? Assolutamente sì, sarebbe utopistico immaginarsi un mondo di zucchero filato in cui tutti vanno d’amore e d’accordo. Però non siamo condannati a vivere in balia della sfida: la nostra intelligenza dovrebbe permetterci di cimentarci in quelle sfide che riteniamo ottimali e appaganti. E qui dovrebbero lavorare gli educatori e i genitori, nell’insegnare un concetto di competizione sportivo, sano e che non sia preso troppo sul serio. La scuola, ahimè, fa l’esatto opposto: se non passi il test ti rimanda, se non hai una buona media ti toglie i crediti, se non studi da pagina 20 a pagina 30 perché hai preferito leggere un libro ti da 4.

Incapaci di eccellere, capaci di divertirsi





Con le vacanze che si avvicinano, era bello concludere con un buon proposito: perchè non proviamo a sfruttare quest’estate per lavorare un po’ sul concetto di capace/incapace, partendo da una bella analisi di noi stessi e discutendone poi coi ragazzi?

Qui di seguito un brevissimo elenco di punti di cui parlare coi vostri ragazzi in classe, coi figli a casa, tra genitori, tra colleghi. Così, per lasciarvi un po’ di compiti a casa. E se ne discutete a scuola, evitate la monotonia delle tracce scritte e organizzate un bel dibattito interattivo!

  1. Essere “i più bravi” è più importante dell’avere una vita felice?
  2. Non riuscire in una materia è motivo d’inferiorità?
  3. Che cosa vuol dire essere incapaci?
  4. Ammettere che la felicità è la competenza più importante vuol dire vivere nel Paese dei Balocchi?

Per chi volesse un libro agile per parlare di differenze tra persone, di “deboli” e “incapaci”, vi consigliamo tantissimo Il club degli strani, best-seller dello spagnolo Jordi Serra i Fabra, scrittore balbuziente che ha sperimentato la sofferenza di essere uno di quelli che “non ce la fanno”, salvo poi diventare uno scrittore famoso prendendosi la sua rivincita e battendosi per insegnare alle persone a prendersi un po’ meno sul serio. L’abbiamo anche recensito, e lo puoi prendere con un click!

E ricordatevi di non umiliare mai i vostri bambini, facendoli sentire degli inetti; questo mina moltissimo la loro autostima e rischiano di precipitare in un circolo vizioso, finendo col far avverare quello che gli viene detto!

Matteo Princivalle

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