Ripensare l’inclusione come momento di crescita

Da qualche giorno fa il giro del web il resoconto di viaggio di un ragazzo italiano in una scuola finlandese, la scuola Kirkkojarvi. Senza voler azzardare un paragone nostra scuola/loro scuola, confronti che riteniamo sempre sterili e poco utili ai fini della vita pratica, è interessante uno degli aspetti che sono stati riportati:

Un terzo aspetto della scuola Kirkkojarvi, ma più in generale di tutte le scuole finlandesi, sono le Special classes, cioè classi che accolgono studenti con difficoltà di apprendimento o studenti che hanno delle carenze in specifiche materie.

Youreduaction, settembre 2017

Se ci soffermiamo qui, possiamo già immaginare un coro di sdegno: ma come, si ghettizzano gli studenti con difficoltà di apprendimento? E, purtroppo, il coro c’è stato. Perché come sempre, criticare è meno faticoso che pensare. Eppure, dietro questa suddivisione, si cela un’interpretazione del concetto di inclusione decisamente più funzionale e persino più umana.

Abbiamo deciso di proporvi qualche spunto; non si tratta di proposte strettamente operative, ma di idee, da rielaborare, criticare, rendere operative; si tratta del nostro pensiero sull’inclusione, nella scuola e nella vita.



Inclusione come ripensamento dello spazio

Per cominciare, guardiamo questo grafico; uno dei più utilizzati per spiegare il concetto di inclusione:

Non trovate estremamente riduttivo paragonare tutti a dei semplici punti? Noi abbiamo provato a rivederlo, utilizzando le forme:

Come vedete, la soluzione che lascia spazio a tutti non è forzarci dentro lo stesso cerchio, ma permettere a ciascuno di trovare la sua posizione. Questa è inclusione: integrarsi nello spazio, rispettando i confini e le particolarità di ciascuno.

Che uno studente si allontani per qualche ora dalla sua classe non è un dramma; anzi, spesso sarebbe addirittura benefico. Allo stesso modo, pensare che un alunno sia incluso/escluso sulla base della sua permanenza in una stanza, è un’idiozia. Inutile costringerlo in classe e lavarsi così la coscienza se poi, al suono della campanella, nessuno più lo considera (fatto che, tristemente, accade).

Dobbiamo piuttosto ripensare lo spazio vitale, come qualcosa di elastico e flessibile: la scuola è più che una somma di classi, la famiglia è più che una casa; se uno spazio non è adeguato a qualcuno, inutile forzarlo: meglio trovare una soluzione che permetta a tutti di vivere un tempo di qualità.

In sostanza: se per uno studente è meglio realizzare “un’area tranquilla” ai margini della classe, la cosa non dovrebbe sconvolgere; concentriamoci invece sul rapporto che lo studente stesso ha con i compagni: lo conoscono davvero? giocano con lui? lo invitano alla loro festa? Smettiamo di pensare lo spazio come entità fisica e cominciamo a guardarlo come un fatto umano.

Inclusione come superamento dei confini sociali

Spesso, inclusione significa far finta che l’uguale e il diverso siano la stessa cosa. I bambini non sono ciechi; possono fingere e mentire, per far contenti gli adulti, ma in cuor loro sanno. E spesso, includono molto più dei grandi, anche quando chiamano le cose con il loro nome. L’inclusione deve diventare un percorso di conoscenza dei bisogni, un’esercitazione sociale per tutti. Come diceva Henry Ford:

Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo.

questi passi si possono compiere anche se accettiamo di avere competenze diverse, difficoltà diverse e personalità diverse. La diversità non è un nemico o una barriera; è una foresta da conoscere e utilizzare sapientemente per realizzare ponti.

Inclusione come necessità di trovare un’altra via

Quante volte vi è capitato di sentire affermazioni del tipo “se seguo X tutta la classe rimarrà indietro”? La soluzione, che appare impossibile, sottende in realtà un falso problema. Se una via è impraticabile, perché non ne cerchiamo un’altra? Certamente, serviranno altre competenze: problem solving, resilienza, perseveranza.

Purtroppo, il mondo contemporaneo è difficile. Fare l’insegnante pone sfide diverse da quelle di un tempo, ma lo stesso si può dire del genitore e di qualsiasi altra persona/professionista. Lamentarsi delle difficoltà non è sufficiente, come non lo può essere una soluzione “dall’alto”: siamo tutti chiamati a sviluppare una grande forza interiore, a risolvere problemi che potrebbero apparire insormontabili. Per farcela, dobbiamo trovare un’altra via, differente da quelle che abbiamo percorso finora. E’ un salto nel buio, ma potremmo scoprire una miniera di diamanti!

E secondo voi, cosa vuol dire inclusione? Come la portereste nella vostra scuola/casa?

a cura di Matteo Princivalle