Indipendenza emotiva: ecco perchè serve alfabetizzare il cuore

Oggi più che mai è necessaria un’opera di alfabetizzazione dei cuori: viviamo in un momento storico caratterizzato da nuove sfide antropologiche e sociale, in cui l’attenzione va necessariamente posta sulla formazione umana e sull’educazione affettivo-sessuale a scuola.

In questo contento è fondamentale chiedersi quale può essere il ruolo degli insegnanti e, soprattutto, dei genitori, spesso disorientati di fronte a figli che non riescono a comprendere.

Come abbiamo detto più volte, riteniamo che libertà e amore siano alla base dell’educazione. Si manifestano nella nostra capacità di essere noi per primi esempio pratico di persone libere, capaci di essere come vogliamo essere e non come gli altri ci impongono .

Contestualmente si educa alla libertà nella misura in cui si educa al rispetto, insegnando ai bambini a scegliere, senza imporre la nostra visione, senza forzare verso i nostri desideri e le nostre pretese, insegnando a pensare con la propria testa in qualsiasi situazione. Nell’ambito di una famiglia l’educazione all’affettività è innanzitutto vita comune, momenti condivisi. Non possiamo insegnare nulla di quanto detto sopra, se non insegniamo come prima cosa l’amore.

Di seguito riportiamo alcune voci dell’alfabeto del cuore, che quotidianamente andrebbero “lette” ai nostri bambini. Sono piccole perle per riflettere, da trasformare poi in azioni pratiche attingendo ai nostri SPUNT-ESERCIZI.

Consapevolezza: insegniamo a chiedere il perché delle cose

Il compito di un genitore è di aiutare i figli a sviluppare uno spirito critico di fronte alla realtà: significa non limitarsi mai ad accettare, non farsi condizionare.
Il miglior modo di farlo è abituarci, sin da piccoli, a porci sempre più domande, anche se le risposte non le sappiamo trovare.

Aiutiamo i bambini a cercare di comprendere i motivi per cui accade qualcosa, le conseguenze discelte e azioni, il modo in cui funziona il mondo.
Non sempre avremo le risposte, ma l’importante è saperle cercare (e trovare) insieme.
Non esiste un “perché si/perché no” oppure “perché lo dico io!”.

La curiosità e la voglia di sapere vanno stimolati, anche se è un compito faticoso ed impegnativo.

Indipendenza emotiva: un alfabeto nascosto, ma non così tanto

Cerchiamo sempre di rendere esplicite le emozioni, positive o negative. Reprimere, ignorare, non aiuta mai. Insegniamo ai bambini che sono emotivamente indipendenti e che ogni emozione che provano dipende solo da come loro pensano e da come interpretano la vita.
Si parla molto di bullismo oggi. Il primo passo per combatterlo è insegnare la capacità di amare e di essere liberi e felici. Chi sa amare se stesso, perché è stato amato, riesce ad amare gli altri, senza sopraffarli.

I nostri figli, per crescere, devono sviluppare una consapevolezza delle loro emozioni, che nascono dentro di loro e scaturiscono dalle idee e dai pensieri verso la vita. Aiutare i bambini ad essere emotivamente indipendenti, a creare schemi per capire il modo, per accettare, per gestire la propria affettività renderà più semplice l’accettazione della libertà propria ed altrui.

Nel bene e nel male, insegniamo solo ciò che siamo

Dare senza chiedere è la prima legge dell’amore, quello che in teoria guida ogni genitore nella crescita dei propri figli. Insegnare cosa significa amare, con un esempio quotidiano e sincero, è l’unico modo per alfabetizzare davvero il cuore.

Se noi ne facciamo il nostro modo di vivere allora i nostri figli vedranno un modello positivo con cui crescere. Nel bene o nel male, insegniamo solo ciò che siamo, ricordiamolo sempre, ed è il più grande dono che possiamo trasmettere.

L’educazione all’affettività parte dalla nostra capacità di amare incondizionatamente, dando il massimo amore possibile, senza porre condizioni: facendo questo daremo ai bambini gli strumenti per amare, per essere da adulti un esempio vivente e forte di come amare a loro volta. E magari smetteremo di leggere così spesso pagine di cronaca quotidiana così violente e inutili, nella loro crudeltà.

a cura di Alessia de Falco