Individuare il nostro obiettivo con l’esercizio degli opposti positivi

Torna all’elenco delle lezioni


Buongiorno a tutti, Amici della Scuola di Bambinologia! Benvenuti alla terza lezione del corso ABC: le tre lettere del cambiamento in famiglia. Nelle prime due lezioni abbiamo analizzato il cambiamento e le forme di elogio che fungono da rinforzo al cambiamento. Questi due passaggi sono fondamentali per capire la lezione di oggi, dato che parleremo di come raggiungere un obiettivo.
Capire il cambiamento, nella definizione di un obiettivo è cruciale: l’esigenza di cambiare deve nascere dentro di noi, altrimenti è pressoché impossibile passare all’azione. Allo stesso tempo, è importantissimo lavorare sul proprio growth mindset, sulla mentalità di crescita, per poter costruire un ambiente positivo intorno a noi ed un solido sistema di credenze dentro di noi.

In sintesi: se non crediamo nel cambiamento, non cambieremo mai veramente. Se non avete ancora letto le lezioni precedenti, vi invitiamo a farlo, per avere una panoramica completa sulle tematiche affrontate e seguire meglio il filo del discorso. Trovate tutto a questo link. Ora invece, passiamo ad esaminare come si identifica un obiettivo e perché è così importante farlo nell’ambito della famiglia e dell’educazione.

INDIVIDUARE GLI OBIETTIVI EDUCATIVI ATTRAVERSO LA PEDAGOGIA POSITIVA

Come già detto nell’introduzione a questo corso, le nostre riflessioni traggono spunto dalla Pedagogia Positiva, manifestazione concreta dei pilastri della Psicologia Positiva di Martin Seligman. Molto brevemente, possiamo dire che l’obiettivo ultimo della Psicologia Positiva e, per conseguenza, della Pedagogia Positiva, è il flourishing, la completa realizzazione dell’individuo. In questo contesto, diventa fondamentale conoscere le forze di ogni individuo, per utilizzarle come volano di crescita e propulsori del cambiamento.

Prima di vedere come individuare le forze di ciascuno, soffermiamoci qualche minuto sul concetto di obiettivo. Immaginiamo di avere un vasetto, in cui interriamo un semino da far germogliare. Perché nasca una piantina, occorre che il suolo sia fertile. Nel caso di un obiettivo, il terriccio dove far germogliare la nostra piantina sarà composto da alcuni strati:

  • il più profondo è lo strato dei nostri valori: gli obiettivi che ci diamo sono fortemente influenzati da ciò in cui crediamo, dalle nostre idee, dalle nostre esperienze. Questo strato è il più nascosto, ma anche il più importante: non possiamo realizzare obiettivi non coerenti rispetto al nostro sistema di valori, perché ciò rappresenta una forzatura. Per cui il primo passo è chiedersi se ciò che vogliamo è in linea con ciò in cui crediamo.
  • lo strato intermedio è costituito dalle aspettative che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri: ciò che desideriamo deve tener conto dei limiti, delle difficoltà, dei punti di forza e di debolezza. Insomma, le aspettative devono essere bilanciate, ma sfidanti: né eccessivamente alte, perché creano ansia, e nemmeno eccessivamente basse, perché poco stimolanti.
  • lo strato più superficiale, quello più a stretto contatto con la piantina che sta crescendo, è quello della motivazione: molti studi, ad esempio quelli sulla grinta di Angela Duckworth, dimostrano come il raggiungimento di un obiettivo sia strettamente correlato alla perseveranza, più che al talento.

Sintetizzando quanto visto finora, un obiettivo deve essere:

  • coerente
  • bilanciato
  • motivante

IL QUADRIFOGLIO DEGLI OBIETTIVI: UN MODO PER VALORIZZARCI E LAVORARE SULLE NOSTRE FORZE

Ora che abbiamo analizzato il terriccio, diamo un’occhiata alla nostra piantina. Immaginiamo che sia un quadrifoglio, composto da:

  • forze
  • debolezze
  • minacce
  • opportunità

Perché l’obiettivo sia realizzabile, bisogna essere molto consapevoli di che significato ha ciascuna foglia della nostra piantina, rispondendo a queste domande:

  • quali sono le nostre forze?
  • quali le nostre debolezze?
  • quali ostacoli potrei incontrare sul mio cammino?
  • quali opportunità mi spingono ad andare avanti?

Provate a riempire il vostro quadrifoglio di risposte sincere: unendo questo lavoro di analisi al substrato in cui avete piantato il vostro obiettivo, dovreste avere ben chiaro lo scenario in cui operare.

Clicca qui per scaricare il quadrifoglio degli obiettivi.

L’ESERCIZIO DEGLI OPPOSTI POSITIVI

La lezione si è focalizzata finora su come strutturare gli obiettivi, lavorando sulle componenti endogene (cosa c’è dentro di me) ed esogene (cosa trovo intorno a me). Adesso veniamo al punto più strettamente legato alla Pedagogia Positiva: da genitore, come faccio a fissare degli obiettivi educativi per mio figlio e realizzarli? Spesso ci troviamo di fronte a numerosi ostacoli: la reticenza ad ascoltare, la frustrazione se non si viene ascoltati, la scarsa pazienza e anche la poca concretezza.
Una delle maggiori difficoltà nel perseguire un obiettivo è la sua scarsa chiarezza: per essere ascoltati servono istruzioni chiare e di facile comprensione. Facciamo un esempio: è diverso dire “Vorrei che fossi più ordinato” o “vorrei che oggi pomeriggio riordinassi la tua camera”.

Quindi:

  1. individuate ciò che volete (più ordine)
  2. declinatelo in un’azione pratica, realizzabile in un tempo stabilito (ordinare la camerette entro la fine del pomeriggio)
  3. lavorate sugli Opposti Positivi

Il concetto di Opposti Positivi viene introdotto dal Professor Alan Kazdin, docente di Psicologia presso l’Università di Yale, in relazione all’interazione tra genitori e figli. Nei suoi anni di studio ed esperienza sul campo, ha notato come, lavorando sul modo di dire le cose, è più facile ottenere il raggiungimento di un obiettivo prefissato. In particolare, Kadzin ha notato come, imparando a pensare in positivo, progressivamente aumenta la motivazione a perseguire l’obiettivo. Cambiando l’abito mentale, è possibile ottenere più velocemente progressi nel modo di agire.
Secondo Kadzin, gli Opposti Positivi sono espressioni che non prevedono l’utilizzo di parole negative come ad esempio “non”. Ecco un esempio pratico: vostro figlio vi interrompe mentre state parlando con un adulto. Normalmente direste: «Non si interrompono gli adulti quando parlano». L’Opposto Positivo è invece una frase di questo tipo: «Per favore, aspetta il tuo turno per parlare». La richiesta intrinseca è la stessa («Non interrompere»), ma focalizzarsi su un concetto positivo ci aiuta a raggiungere più facilmente l’obiettivo che ci siamo prefissati.
Non dimenticate che, se il vostro bambino raggiunge l’obiettivo prefissato, è importante lodarlo, come abbiamo visto nella precedente lezione.

Per aiutarvi a fare pratica con questo concetto, abbiamo pensato ad un coloring motivazionale: dovrete immaginare una situazione in cui il vostro bambino fa qualcosa che non condividete, scrivere ciò che gli direste e l’Opposto Positivo. Magari già usate, senza saperlo, questa tecnica, ma può valer la pena esercitarsi per acquisire maggiore consapevolezza. Vi auguriamo dunque buon lavoro e vi aspettiamo domani alla quarta lezione del corso: entreremo nel vivo della strategia ABC e delle sue applicazioni pratiche.

Clicca qui per scaricare questa scheda.


Torna all’elenco delle lezioni