Insoddisfatti sin da piccoli: la ricerca della felicità porta al “ben essere”, non al “ben avere”

Siamo davvero felici? E in che cosa consiste esattamente la nostra felicità? Sono domande piuttosto banali, considerando che, almeno nei Paesi più sviluppati, siamo abituati a pensare che il tenore di vita sia sufficientemente alto da garantire la soddisfazione dei bisogni della famiglia. Senza voler entrare nel retorico tema relativo all’importanza della sfera immateriale, emotiva, a fronte di bisogni materiali sempre più martellanti, oggi partiamo da un dato alquanto allarmante e decisamente in controtendenza rispetto al pensiero comune.

L’INSODDISFAZIONE: L’ALTRA FACCIA DEL BENESSERE

Solitamente riteniamo che, almeno in Europa, i bambini godano di un elevato benessere fisico ed emotivo, sostenuto da una situazione economica che è al momento di recessione, ma comunque stabile a sufficienza da “farli vivere bene”. Purtroppo le cose non stanno proprio così.
I dati del nuovo rapporto del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF presentano evidenze su come la disuguaglianza colpisca i bambini nei Paesi ad alto reddito.

L’Italia è ai fanalini di coda, stando alle parole di Giacomo Guerrera, Presidente dell’Unicef: “Nel divario reddituale, l’Italia è al 35° posto su 41 paesi UE/OCSE, in quello relativo ai risultati scolastici è al 22° posto su 37 paesi. Quanto alla disuguaglianza relativa nell’ambito della salute, l’Italia si colloca al 28° posto su 35, e al 22° nella graduatoria sulla soddisfazione nei confronti della propria vita. Considerando tutte le dimensioni della diseguaglianza, la posizione media dell’Italia è la 32° su 35 paesi”.

SOLDI? LOOK? FUTURO? NON SONO PAURE DA BAMBINI!

Ancora più inquietante il report Good Childhood della Children’s Society effettuato su 42.000 giovani inglesi di età compresa tra gli 8 e i 17 anni: i dati evidenziano un elevato grado di insoddisfazione, aumentato rispetto agli anni passati.

Cosa temono gli adolescenti e i bambini, che manifestano frustrazione già a partire dai 7 – 8 anni? Le paure sono molteplici, ma raggruppabili in 4 ambiti principali: scuola, look, soldi, futuro.

Sono davvero queste le paure dei più piccoli? Purtroppo sì. Ed è bene dire purtroppo perché indicano una profonda assimilazione delle paure degli adulti, che trasferiscono ai bambini un senso di insoddisfazione e di incertezza, a partire dalla più tenera età. L’emergenza va affrontata partendo da una riflessione su noi stessi, che, come adulti, per primi abbiamo il compito di trovare una strada per essere soddisfatti ed equilibrati.

E’ necessario, dunque, iniziare una revisione profonda del nostro ruolo in casa, in famiglia, e dell’atteggiamento da adottare verso la vita e le responsabilità quotidiane.

COSA FARÒ DA GRANDE?

E’ fisiologico portare a casa parte del vissuto quotidiano che esula dalle pareti domestici. Non ci stupiamo quindi che un genitori si lamenti del lavoro, sia stressato, o magari insofferente perché non trova il tempo per una passeggiata o in generale per sè. Tutti sentiamo la mancanza di qualcosa e desideriamo un cambiamento. Non saremmo umani se non fosse così.

Non possiamo tuttavia permettere che questa ansia verso ciò che non abbiamo condizioni le nostre vite. Oggi i bambini non sanno più giocare, perché noi adulti non sappiamo più vivere. Occorre dunque una profonda inversione di rotta: dobbiamo smettere di porre così tanta attenzione al ben-avere, focalizzandoci invece sul ben-essere.

Porre un’eccessiva attenzione sul benessere materiale non aiuta i nostri figli a desiderare quello che dalla vita si dovrebbe volere e non permette di anelare alle piccole cose con semplicità.

RIEDUCARCI ALLA FELICITÀ È FACILE: IMPARIAMO DAI BAMBINI

La felicità è fatta di piccole cose, lo pensiamo da sempre: banale a dirsi, difficilissimo a farsi. Per recuperare una dimensione più umana, più serena, più equilibrata, per tornare a capire il valore del ben-essere, abbiamo una soluzione molto semplice: fermiamoci a guardare i nostri bambini. Loro ancora hanno la spensieratezza di chi non si preoccupa per il futuro, possono ripetere anche cento volte lo stesso gesto mantenendo l’entusiasmo e sanno meravigliarsi sempre di fronte alle nuove scoperte.

Gli ingredienti di questa magica ricetta sono proprio dentro di noi, anche se spesso ce li dimentichiamo: occorre tornare ad immaginare e a sognare, a lamentarsi meno e concentrarsi sul presente, che è l’unico attimo che ci è dato di controllare. In questo i più piccoli ci danno una mano inconsapevolmente, perché sicuramente aiutano a far sognare un po’ di più anche noi.

E, ricordiamocelo sempre, “un giorno senza un sorriso è un giorno perso”.