Buongiorno a tutti, Amici della Scuola di Bambinologia e benvenuti alla seconda lezione del corso Competenze per la vita: l’individuo al centro.

Nella prima lezione vi abbiamo proposto un breve excursus sulle differenti definizioni del concetto di intelligenza emotiva. Riteniamo che l’intelligenza emotiva, a prescindere dalle definizioni, sia un’esperienza da vivere nel quotidiano.
Oggi vogliamo lavorare con voi su alcuni modelli utilizzati per analizzare l’intelligenza emotiva, con l’obiettivo di analizzare l’intersezione tra elementi razionali e irrazionali del pensare e dell’agire e di dimostrare come, solo attraverso il bilanciamento delle due dimensioni – razionale ed irrazionale – sia possibile raggiungere e mantenere un effettivo benessere.

INTELLIGENZA EMOTIVA COME INTERSEZIONE TRA COMUNICAZIONE RAZIONALE E COMUNICAZIONE IRRAZIONALE

In termini di ricerca scientifica, teorica ed applicata, i modelli di intelligenza emotiva più frequentemente citati ed utilizzati sono quelli proposti da Mayer e Salovey, Bar-On e Goleman. Nei diversi modelli che esamineremo, l’intelligenza emotiva viene analizzata da un punto di vista differente. Per Mayer e Salovey (1990), l’intelligenza emotiva è un’abilità mentale, mentre per Bar-On e Goleman si tratta di un insieme che racchiude sia l’abilità mentale in sé, sia caratteristiche personali come l’ottimismo, l’adattabilità e il benessere.

Nei due modelli misti (Bar-On, 1997 e Goleman, 1998) l’intelligenza emotiva viene analizzata in modo differente: per Bar-On il benessere è dato dalla combinazione di abilità e tratti personali. Goleman si concentra maggiormente sulla performance, focalizzandosi sull’abilità personale e sullo sviluppo del potenziale, in modo particolare in ambito lavorativo. Sui testi di Daniel Goleman abbiamo scritto molto negli ultimi anni, in particolare nel mini saggio dedicato all’intelligenza emotiva. Vogliamo invece spendere qualche minuto ad illustrarvi le teorie di Reuven Bar-On, psicologo israeliano considerato tra i pionieri nel campo dell’intelligenza emotiva, dopo anni di studio e lavoro in ambito clinico. Lo studioso considera l’intelligenza emotiva il punto di incontro tra le competenze emotive e sociali. Esse, nella loro globalità, possono essere intese come dei facilitatoti, poiché:

  • aiutano a comprendere meglio noi stessi e gli altri
  • guidano il nostro modo di esprimerci
  • ci permettono di relazionarci con gli altri e di far fronte alle richieste della quotidianità.

L’intelligenza emotivo-sociale ci permette di adattarci al contesto sociale e risulta strettamente connessa con l’autorealizzazione ed il benessere individuale. A questo punto, occorre porsi alcune domande:

  • Perché alcuni godono di maggior benessere psicologico e riescono a
    mantenerlo più di altri?
  • Perché alcuni riescono a focalizzarsi sugli obiettivi e realizzarli ed
    altri no?

L’intelligenza emotiva è la risposta a queste domande: essa permette di allenare la competenza socio-emotiva ed è ottimale quando i processi cognitivi procedono in parallelo all’affettività e all’emotività.
Per concludere questa riflessione, vogliamo proporvi un brano tratto dal libro “Parlarsi: La comunicazione perduta” (Einaudi, 2015) di Eugenio Borgna, primario di psichiatria dell’Ospedale di Novara. Leggerete alcune riflessioni sulla comunicazione, che andremo poi a riprendere nella terza lezione del corso:

Comunicare è allora entrare in relazione con se stessi e con gli altri; comunicare è trasmettere esperienze e conoscenze personali; comunicare è uscire da se stessi e immedesimarsi nella vita interiore di un altro da noi: nei suoi pensieri e nelle sue emozioni. Noi entriamo in comunicazione, e cioè in relazione con gli altri, in modo tanto più intenso e terapeutico quanta più passione è in noi, quante più emozioni siamo in grado di provare, e di vivere. Se vogliamo creare una comunicazione autentica con una persona, se vogliamo davvero ascoltarla, non possiamo non farci accompagnare dalle nostre emozioni. Quale abisso l’uomo medesimo, dice sant’Agostino, e come è difficile conoscere se stessi, i nostri pensieri e le nostre emozioni, e nondimeno senza questa analisi interiore nulla nemmeno possiamo conoscere degli altri“.

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