INVALSI? IL PROBLEMA E’ CHE NON LI CAPIAMO

Questa sera ti proponiamo un estratto dall’intervista a Norberto Bottani condotta da Marisa Bracaloni per conto di Educazione&Scuola (qui puoi leggere l’intervista completa). Si parla di valutazione e test standardizzati (con particolare riferimento alle prove INVALSI):

La valutazione non è una novità per la scuola. Nelle scuole si è sempre valutato e gli insegnanti hanno costruito la loro autorità sui voti, sulle promozioni, sulle bocciature. In altri termini, la valutazione ha sempre fatto parte dell’armamentario dell’educazione scolastica. Attribuire voti, promuovere o rimandare, distribuire titoli che attestano il buon esito della scolarizzazione sono funzioni della missione sociale, economica  e politica  della scuola. Fin quando le valutazioni scolastiche hanno fornito  un’indicazione sui meriti e demeriti degli studenti, indicazioni giuste o sbagliate che fossero, poco importa, la legittimazione dell’istituzione scolastica non ha subito nessuna incrinatura.

I problemi hanno cominciato a sorgere quando la ricerca scientifica, per esempio la docimologia, ha dimostrato, prove alla mano, l’arbitrarietà delle valutazioni scolastiche in classe svolte dagli insegnanti. A partire da questo momento il prestigio delle istituzioni scolastiche e l’autorità degli insegnanti hanno subito una perdita di credibilità impressionanti. Le prove strutturate, in questo caso si allude ai test di conoscenza, non sono che un tentativo per neutralizzare l’arbitrarietà delle valutazioni soggettive e ridare una parvenza di credibilità all’istituzione scolastica.

Le prove strutturate sono un approccio valutativo che è contraddistinto dal rigore statistico e matematico con il quale si aspira a fornire una valutazione oggettiva. I perfezionamenti metodologici di questi ultimi decenni in questo campo sono stati considerevoli ma purtroppo la  formazione degli insegnanti è rimasta del tutto carente a questo riguardo per cui si può senz’altro affermare che la stragrande maggioranza degli insegnanti non possiede nemmeno i rudimenti per comprendere come sono strutturati i test e come sono organizzate le valutazioni esterne su vasta scala.

Esiste una frattura impressionante tra il perfezionamento metodologico dei test da un lato e dall’altro le conoscenze statistiche di base necessarie per capire come questo approccio valutativo funziona, come si possa utilizzare, quali ne sono i limiti, come si possono perfezionare. Va da sé infine che non è con una valutazione che si sviluppa un atteggiamento mentale utile per l’esistenza. Questo è un compito che travalica la somministrazione di una valutazione. Se nelle scuole lo si svolgesse adeguatamente, si risolverebbe forse una parte del problema causato dalla perdita di credibilità dell’istituzione scolastica, si utilizzerebbero meno i test e si farebbero meno valutazioni“.

Per completare l’analisi, va detto che il Prof. Bottani non allude della profilazione socio-psicologica degli studenti (anche perché l’intervista risale a qualche anno fa, quando ancora non erano previsti) , argomento che sta facendo scalpore da quest’estate, quando fu pubblicato il famigerato “quesito dei soldi”. A questo proposito, infatti, ci sono ancora una serie di interrogativi aperti: da un lato quelli sull’effettivo campo di applicazione di questi dati. Dall’altro, quello del consenso informato e della legittimità a costruire un gigantesco database contenente i dati psicologici dei nostri ragazzi.