James, il pirata innamorato

Questa fiaba fa parte della raccolta: Storie di pirati.

James, il pirata innamorato

Testo di: Maria Minniti

C’era una volta un giovane pirata di nome James, che solcava i mari col suo galeone Jolly Roger in cerca di tesori.
Una mattina, mentre nascondeva un forziere colmo di monete e gioielli in un anfratto melmoso, vide qualcosa che si agitava sul bagnasciuga; sembrava un grosso pesce intrappolato in una rete da pesca tutta sfilacciata.

Già si leccava i baffi pregustando un bel tonno alla griglia, invece avvicinandosi rimase senza parole: una splendida sirena lo supplicava con gli occhi di liberarla dalla rete che, impigliatasi nei suoi lunghissimi capelli, la teneva prigioniera. Subito la ciurma intervenne con sciabole e pistole.

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“Capitano si allontani, le sirene sono pericolose! Uccidiamola o ci trascinerà tutti in mare col suo canto!”. Ma James non li ascoltò, e con grande pazienza sciolse delicatamente i capelli dorati della sirenetta che gli sorrideva dolcemente, e quando fu libera le donò il gioiello più prezioso del forziere, un braccialetto di perle rosa.
“Come ti chiami? In quale mare abiti? ” le chiese mentre le allacciava il bracciale all’esile polso, ma la sirenetta non poteva che guardarlo coi suoi occhioni dolci e tristi, perché non parlavano la stessa lingua e appartenevano a due mondi troppo diversi.

 

Le loro dita si sfiorarono per un meraviglioso istante, poi scivolarono via e subito la sirena scomparve negli abissi. James cercò di dimenticarla, ma niente da fare: arrembaggi, duelli, avventure, bisbocce, nulla riusciva più a dargli gioia se non il ricordo di lei. Sempre più solitario e triste, decise di andare dalla Strega del Mare affinché lo trasformasse in un tritone per poter finalmente cercare la sua sirenetta. Tutti i pirati sapevano dove trovare la Strega del Mare, ma nessuno di loro aveva mai osato farle visita, tranne James, il pirata innamorato (così lo chiamava la ciurma, rassegnata alla condizione del Capitano).

“Entra giovanotto”, lo chiamò la Strega del Mare, emergendo dall’oscurità della sua grotta. Nonostante il suo aspetto orribile, possedeva una voce dolce e melodiosa, che aveva rubato secoli prima ad una povera sirena innamorata.
“Su, vieni avanti, non voglio mangiarti, ho già cenato! Dimmi: cosa desideri giovane pirata?” .
“Amo una sirena” rispose risoluto James, ” e vorrei una coda di pesce per poterla cercare in tutti i mari”.
“Posso accontentarti” rispose la strega, ” Come saprai non do niente per niente, ma per questa volta sarò generosa e prenderò qualcosa che non ti servirà più, dato che vuoi diventare un tritone: voglio in cambio il tuo tempo da umano.
“Sai, vorrei aprire una boutique a Parigi e una cinquantina d’anni umani mi farebbero comodo”.
“D’accordo, è tuo” disse James, e la strega tutta contenta raccolse il tempo dall’aura del pirata come fosse un bel frutto luminoso.

Stava per riporlo al sicuro quando un enorme coccodrillo balzò fuori dall’acqua. James provò a fermarlo e l’animale divorò in un sol boccone sia il tempo che la mano di James.

“Ti prego, aiutami! Dammi la mia coda di pesce” chiese il pirata alla strega, stringendo il braccio ferito, ma lei, infuriata, scosse il capo.
“Se vuoi che ti trasformi in tritone, dovrai portarmi il mio tempo”.

Il pirata James partì alla ricerca del coccodrillo, con l’orecchio teso per sentire il ticchettio del suo tempo nella pancia dell’animale. Sostituì la mano perduta con un uncino e il sorriso perduto con un broncio. Nonostante tutto, gli uomini della ciurma non lo abbandonarono perché gli volevano bene. Dopo mille avventure, finirono su un’isola fuori da ogni mappa dove abitavano fate e ragazzi fuori dal tempo, proprio come il Capitano James. Loro però vivevano felici, così felici che a volte riuscivano pure a volare. Quando lo scoprì, il pirata si sentì ancor più infelice e diventò cattivo e cominciò a seminare panico e distruzione sull’isola.

Un giorno Scintilla, una fata a cui il pirata aveva incendiato la casetta, lo guardò negli occhi e gli chiese: “Perché sei così cattivo?”.
James restò spiazzato: in tutti quegli anni nessuno glielo aveva mai domandato. Così raccontò tutto, della sirena, della Strega del Mare, del braccialetto che aveva regalato all’amata.
“Perle rosa?!” esclamò la fatina, “Una delle sirene che vivono qui vicino ha un braccialetto così, e non fa che parlare del pirata che glielo regalò dopo averla salvata, del tocco gentile della sua mano. Se vuoi posso portarti da lei”.
“La mia mano” sospirò James, guardandosi l’uncino. Poi seguì Scintilla fino a un’incantevole baia, dove Talassa (era questo il nome della sirena) stava giocando con le amiche.

Appena la vide James le corse incontro, ma Talassa, scambiandolo per il terribile Capitan Uncino (e non senza ragione!), guizzò via spaventata. James provò a porgerle la mano, ma era quella con l’uncino e lei si spaventò ancora di più. Avrebbe voluto parlarle ma non conosceva la sua lingua.
“Io non posso aiutarti” disse Scintilla, “sono nata ieri dalla risata di un bambino, non conosco ancora le lingue. Ma so chi potrebbe aiutarti. Aspettami qui”.
Poco dopo la fatina fece ritorno insieme a Peter Pan, che dopo aver sentito quella storia straordinaria dimenticò tutte le malefatte di Capitan Uncino. Grazie al suo aiuto, i due innamorati riuscirono finalmente a parlarsi e scoprirono che i loro mondi non erano così distanti come pensavano, soprattutto adesso che entrambi abitavano su quell’isola.

Insieme a Talassa, James tornò ad essere quello di una volta e sostituì l’uncino con un bel cannocchiale con cui guardare lontano. Quanto alla Strega del Mare, non ritrovò più il suo tempo e – per la fortuna delle signore parigine – non aprì alcuna boutique. 🤗