La bambina e il leone canterino

La bambina e il leone canterino

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Cari amici, dovete sapere che, in una casetta come la vostra, abita una bambina di nome Sophie. Ha riccioli biondi, il nasino all’insù e forse, proprio adesso, si sta lavando i dentini come fate voi.

Sapete qual è il suo segreto? Sophie ha una fata per amica: la fata Clorofilla. È strano essere amiche di una fata: vola intorno a te mentre fai i compiti, copre tutti i mobili della stanza con la sua polvere luminosa e, soprattutto, è una gran chiacchierona. Clorofilla (e forse tutte le fate sono fatte così) non aspetta altro che l’ora del tè, per raccontare un sacco di fiabe.

Oggi, ad esempio, Clorofilla ha raccontato a Sophie la storia della bambina e del leone canterino. Volete ascoltarla anche voi? Va bene, chiederemo un piccolo aiuto alla fata.

C’era una volta una bambina che viveva nel cuore dell’Africa. Era un posto meraviglioso: la savana si estendeva a perdita d’occhio, punteggiata qua e là dai baobab nodosi. La bambina viveva libera e ogni tanto si fermava a parlare con i suoi amici animali. Lo sapete vero che gli animali sanno parlare, anche se raramente lo fanno con gli umani?

Il migliore amico di quella bambina era un meraviglioso leone dalla lunga criniera ramata: erano cresciuti insieme e si volevano un gran bene. Un giorno però successe un fatto strano: la bambina sfidò il grande felino ad una gara di karaoke. “Cosa c’è di meglio di cantare insieme!” pensò la piccola, entusiasta. Ma il leone, quando gli propose la sfida, declinò l’invito e si mise a guardare triste l’orizzonte. “Perché non giochi con me?” gli chiese la bambina. “Non so cantare, ecco perché”, rispose il leone, accucciandosi come un gattino. “Ma com’è possibile? Tutti sanno cantare!”.

Per il leone, invece, non era così: si sforzava di seguire i motivetti intonati dalla bambina, ma gli uscivano solo pigolii e strilli acuti. In più, a peggiorare le cose, un branco di iene si era accampato nei paraggi e non facevano altro che ridere ad ogni nota stonata.
“Non ce la farò mai”, disse sconsolato il leone, e si allontanò.

Ma il destino ha sempre in serbo qualcosa di speciale per noi: proprio quel giorno, arrivò un ranger del parco, per controllare che i cuccioli fossero in salute e per tenere alla larga i bracconieri. Il ranger era un grande amante della musica lirica: attraversava la savana a bordo della sua jeep color della sabbia ascoltando la Turandot. Quando passò accanto alla bambina e al leone, i tenori stavano intonando il “Nessun dorma“.

All’alba vincerò… vincerò… vincerooooooooooooò.

All’improvviso il leone ruggì, forte come non aveva mai ruggito fino ad allora: era un ruggito maestoso e aggraziato. Il re della savana stava cantando a squarciagola – rapito dalla musica. La bambina, accanto a lui, sorrise.
“Amico mio, il problema non era il canto, dovevi soltanto trovare la tua musica. Ma io non l’ho capito e pretendevo che canticchiassi come me”.
Fu così che il leone divenne un baritono di grande successo e la bambina divenne la sua più grande fan. Ancora oggi, quando il Sole tramonta e dipinge di rosso la savana, gli animali escono dalle loro tane per sentirlo cantare.