Ieri sera abbiamo parlato del concetto di equilibrio: l’educazione non è fatta di assoluti, di pratiche esclusivamente giuste e abitudini esclusivamente sbagliate. Educare, e specialmente educare un figlio significa trovare un compromesso accettabile tra valori e comportamento.

Di questo era convinto Haim Ginott, maestro e psicologo che addirittura difendeva il valore della collera di mamma e papà: se questa collera non è rivolta a distruggere il bambino ma a comunicare con lui e a porgli dei limiti, non solo non fa male, ma è addirittura utile ai fini dell’educazione:

Le dichiarazioni di comprensione dovrebbero precedere i consigli e gli ammonimenti. Ginott sconsigliava ai genitori di spiegare ai figli che cosa dovevano provare, perché ciò non avrebbe avuto altro effetto che far perdere loro la fiducia nei loro stessi sentimenti. Fece notare che i sentimenti dei figli non scomparivano per il semplice fatto che i genitori ordinavano: «Non sentirti così,» o perché spiegavano che non c’era alcuna giustificazione per quella particolare emozione. Ginott pensava che, mentre non tutti i comportamenti sono accettabili, tutti i sentimenti e i desideri lo sono. Di conseguenza, i genitori dovrebbero porre dei limiti agli atti dei figli, ma non alle loro emozioni o ai loro desideri. Diversamente da molti educatori, Ginott non disapprovava il fatto che i genitori potessero andare in collera con i figli. Anzi, era convinto che i genitori dovessero esprimere apertamente la loro collera, se questa era indirizzata verso un problema specifico e non attaccava direttamente la personalità o il carattere del bambino. Ginott credeva che, utilizzata con giudizio, la collera dei genitori poteva diventare parte integrante di un sistema efficace di disciplina.

Queste riflessioni si potrebbero rileggere alla luce degli spunti sull’autenticità che ci offre “Il metodo danese“: non ha senso fingere di essere genitori perfetti, sempre e comunque accondiscendenti. È di gran lunga preferibile rimanere umani (con tutti i limiti che questo comporta).

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