crisi creatività

Nell’ultimo trentennio, le abilità intellettive degli studenti sono migliorate. Esistono studi molto accurati in tal senso, che mostrano come il QI (Quoziente Intellettivo) è aumentato nel corso del tempo. Merito dell’istruzione obbligatoria, che viene garantita a un numero sempre crescente di bambine e bambini, ma anche delle tecniche didattiche in continua evoluzione e dell’accesso alla conoscenza garantito dal mondo digitale.

Ma come la mettiamo con il pensiero creativo? Uno studio condotto dal Creativity Research Journal (potete leggerlo online, in lingua inglese) utilizzando il Test di Torrance, ha rilevato una vera e propria crisi della creatività: dal 1990 ad oggi, il pensiero creativo è in declino costante e progressivo.

I bambini, se da un lato hanno imparato ad esprimere giudizi valutativi molto accurati (merito dell’incremento nel QI e nelle abilità logico-deduttive), dall’altra sono sempre meno capaci di costruire pensieri propri, caratterizzati da originalità e fluenza.

Ma quali potrebbero essere le soluzioni? La prima, più scontata, è quella di salvaguardare il tempo libero dei bambini. Qualche attività extra-scolastica va bene, ma bisogna lasciare loro almeno un paio d’ore ogni giorno per divertirsi in libertà. La seconda è quella di limitare l’uso della tecnologia. Lo studio citato ha messo in evidenza la responsabilità della famiglia piuttosto che della scuola: ad essere creativi non si impara tra i banchi, ma a casa, nel tempo libero.

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