La farfalla e la bambina

Questo racconto fa parte della raccolta “Il giardino delle emozioni“.

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La farfalla e la bambina

Testo di: Alessia de Falco

C’era una volta una bambina dalle guance rosa. Viveva in una casa con una grande vetrata che si affacciava sul cortile. Da lì, ogni mattina, salutava il suo papà che andava a lavorare.

“Ah, che persona speciale è il mio papà!” Pensava con orgoglio la bambina dalle guance rosa “È uno scienziato! Da grande voglio diventare come lui!”.

Il papà della bambina lavorava in un immenso laboratorio, dove si analizzavano tutti gli insetti del mondo. Faceva l’entomologo, una parola difficile che la bambina dalle guance rosa aveva imparato a memoria.

Tuttavia il papà aveva poco tempo da dedicarle, visto che era sempre molto indaffarato. Per non annoiarsi, la bambina aveva iniziato a sedersi sul davanzale della grande vetrata e ad osservare rapita il roseto che si snodava come un fiume rosso nel giardino.

“Lo senti anche tu il profumo dei fiori?”. La bambina dalle guance rosa sobbalzò.
“Chi ha parlato?”. Accanto a lei, sul davanzale, c’era un piccolo bruco verde.

“Ciao, come sei carino! ” disse la bambina avvicinando i suoi enormi occhi azzurri ed il nasino all’insù alla creaturina. “Anche tu sei carina!”, le aveva risposto il bruco, muovendo le antennine di gioia. Erano diventati amici!

Passarono i giorni e i due si tenevano compagnia. Un pomeriggio il bruco le rivelò un segreto: “Sai, presto anch’io sarò nel roseto, in mezzo a tutti quei fiori”.

La bambina dalle guance rosa guardò perplessa il bruco e si rattristò: “E quindi non potremo più essere amici?”. “No, lo saremo. Solo, sarò un po’ diverso: sarò una farfalla!”.

La bambina dalle guance rosa si insospettì e decise di andare nella grande libreria della casa a cercare una spiegazione. Fu lì che trovò un grande quaderno, pieno di disegni di tutti gli insetti del mondo. “È qui che il mio papà prende i suoi appunti! Ho un’idea: anche io farò un ritratto al mio amico bruco, così mi ricorderò sempre di lui”.

Da quel giorno, ogni giorno, la bambina disegnò il bruco che a poco a poco si trasformò, fino a diventare una farfalla. “Ora amica mia devo andare, è stato bello conoscerti!”

Sulle guance rosa della bambina scesero le lacrime: era felice per il suo amico, pronto a spiccare il volo verso nuove avventure. Ma giá le mancava!

la farfalla e la bambina

Quella sera il papà rientró prima e la trovò accucciata sul davanzale della grande vetrata, in lacrime. “Perché piangi bambina mia?”. La piccola singhiozzó sconsolata: “Ho perso un buon amico”.

Il papà le si avvicinò e raccolse il quaderno su cui era disegnata la metamorfosi del bruco. La guardò stupefatto: la bambina dalle guancia rosa aveva disegnato con estrema precisione ogni minimo cambiamento del bruco, seguendolo in tutta la sua trasformazione.

La abbracció, stretta stretta: “Un giorno, se lo vorrai, potremo studiare insieme le farfalle”. “Ma papà” esclamò la bambina “Hai sempre detto che il tuo lavoro non era adatto a me…”.
“Tesoro mio, ho imparato dalle farfalle. Nel tempo le idee si trasformano, proprio come il tuo amico bruco. E ho anche capito la cosa più importante: tu sarai sempre la mia piccola farfalla e, quando sarai pronta, volerai per la tua strada”.

Si abbracciarono, osservando il tramonto che calava sul roseto. Tra i fiori, una farfalla osservava la grande vetrata, ripensando ad una buona amica che non avrebbe mai dimenticato.