La fatina cerca casa

Questo racconto fa parte della raccolta Storie di fate.

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La fatina cerca casa

Testo di: Maria Minniti

C’era una volta un magico bosco che pullulava di piccole fate; fronde, radici, felci, laghetti e anfratti rocciosi, tutto nascondeva minuscole, originalissime abitazioni di fatine dalle ali lucenti e dai lunghi capelli variopinti. Alcune li avevano verdi come l’erba e il muschio da cui erano nate, altre bruni come la terra che custodiva le loro dimore, altre ancora rossi come i frutti maturi che le ospitavano. Poi c’era Glicine, la fata dalla chioma lilla, nata, appunto, da un vecchio glicine che adesso non c’era più, così la poverina era rimasta senza casa, perché i fiori di mirtillo, unica altra cosa lilla in tutto il bosco, erano troppo piccoli per ospitarla. Vagava qua e là, rimpiangendo la sua casetta dove, nelle brutte giornate, poteva sedere tranquillamente in poltrona sorseggiando una tisana mentre ascoltava la pioggia fra i rami profumati del glicine.

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Finché un mattino, spingendosi in una radura inesplorata, stupì vedendo un’enorme casa – o almeno era enorme per lei, che era così piccina – fatta tutta di dolci: i muri erano di marzapane, il tetto di biscotti al cioccolato e c’erano glasse di tutti i colori.

“Questa casa è per me!” esclamò felice, ed entrò da una finestra aperta.
“Chi sei?” chiesero due bambini sorridenti.
“Sono Glicine” rispose lei arrossendo di imbarazzo. Scusatemi, credevo che questa casa fosse disabitata, vado via subito”.
“No, resta” esclamarono i bambini “questa casa è davvero abbandonata. Noi siamo venuti solo per giocare e per mangiare qualcosa. Tempo fa ci abitava una strega; una volta imprigionò la nostra mamma e lo zio per divorarli, ma loro furono più furbi di lei e la buttarono nel forno. Ne avrai sentito parlare, si chiamano Gretel e Hansel.

“No”, rispose la fata, “mai sentiti prima”. Poi, guardando la casetta aggiunse: “Strana casa per una strega, però è deliziosa. Se è disabitata, abiterò qui. E voi bambini, tornate presto a trovarmi: vi offrirò una merenda coi fiocchi”. Da quel giorno, la casetta di marzapane abbandonata in mezzo al bosco diventò un’allegra sala da tè: la fata Glicine offriva a tutti i bimbi del villaggio tisane profumate e biscotti di ogni tipo, felice di aver trovato non solo una casa, ma anche una famiglia.