Possiamo rappresentare la nostra felicità con un numero? Esiste un numero o una grandezza in grado di farci comprendere se una persona sta bene oppure no?
Risponderemo con una metafora, elaborata dallo psicologo statunitense Martin Seligman. Immagina di essere il pilota di un aeroplano: sulla plancia hai a disposizione un gran numero di indicatori, ma c’è ne forse uno di questi che può dirti se il tuo aeroplano “sta andando bene” oppure no? La risposta è: dipende. Un aviatore esperto sarà in grado di trovare in ogni momento l’indicatore opportuno; se deve tenere sotto controllo la velocità, guarderà il tachimetro. Se vuole sapere a che altitudine si trova, dovrà guardare l’altimetro; se vuole conoscere forza e direzione del vento utilizzerà l’anemometro e così via. In definitiva, non esiste un numero in grado di rappresentare l’aeroplano, ma un certo numero di indicatori a disposizione del pilota.
Quella dell’aeroplano è una metafora che possiamo portare anche nel campo del benessere individuale: non esiste un numero capace di esprimere il nostro grado di benessere o quello dei nostri bambini, semplicemente perché il benessere è un sistema complesso, composto da varie forze che interagiscono tra loro (le abbiamo identificate parlando della teoria del benessere).

Questa riflessione rende bene l’idea di cosa sia realmente l’educazione positiva, che mira a educare al benessere. Quando parliamo di educare al benessere esprimiamo un concetto molto più complesso del semplice “sorridi e divertiti!”; l’educazione positiva, accanto alle emozioni positive, tiene in considerazione anche il raggiungimento dei propri obiettivi, il successo personale, le relazioni sociali e il significato che ogni individuo attribuisce alla propria vita. Non si tratta di una proposta educativa riduttiva, ma di un modello validato scientificamente e di ampio respiro.

Questa riflessione dovrebbe aiutarci a comprendere le valutazioni scolastiche nella loro parzialità: nessun bambino è il voto che porta in pagella; quel numero è legato alle competenze che ha sviluppato, indica fino a che punto il bambino è capace di declinare il set di saperi e abilità trasmesso dalla scuola.
Nessuna di queste valutazioni ha la pretesa di “marchiare” il bambino, di valutarlo su una scala assoluta; questo è impossibile. Per cui: la prossima volta che vi troverete di fronte a un esame (o ai risultati di un esame), ricordatevi che è solo un esame! Quel giudizio è estremamente specifico e tale deve rimanere: non permettetegli di occupare più spazio di quello che dovrebbe.
Con ciò non intendiamo dire che gli esami si debbano prendere alla leggera, né intendiamo incitare alla noncuranza; questa conclusione è molto lontana dalla nostra visione.
Al contrario, intendiamo inserire la scuola all’interno di una cornice più ampia, quella della crescita personale e del benessere: accanto allo studio accademico, ci sono tanti altri elementi che meritano la nostra considerazione e che, purtroppo, vengono trascurati.


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