La leggenda del ceppo di Natale (parte terza)

Parte terza (Vi siete persi la prima? Leggetela qui. Vi siete persi la seconda? Leggetela qui.)

Il ceppo rotolava piano, affondando nella neve e talvolta cominciava a traballare, come si avesse dovuto rovesciarsi da un momento all’altro. Allora, il ragazzo si affrettava a fermarlo e a tenerlo in piedi con tutta la sua forza, poi, delicatamente, riprendeva a muoverlo.

Quando arrivò alla baita il giovane aveva le dita delle mani e dei piedi gelate, ma era riuscito a portare quel grande ceppo con sé, fino a casa. Chiamò la sua sorellina e insieme lo spinsero fino al grande camino di pietra, dove lo rovesciarono nella cenere. Insieme, fratello e sorella scavarono il legno, per formare una piccola cavità al centro del tronco. La riempirono con scarti di legno, carta e resina e poi accesero il fuoco. Crepitando, il ceppo si accese: le fiamme illuminarono la baita e il fuoco la riscaldò. Erano salvi.

Il ceppo continuò a bruciare per una settimana intera, e non si era ancora spento quando i ragazzi sentirono qualcuno bussare alla porta; corsero insieme ad aprire e rimasero senza parole.
“Papà!”

Fratello e sorella abbracciarono il padre così forte che per poco non si rovesciarono tutti e tre per terra; lo accompagnarono in casa correndo, saltando e cantando per la gioia. Gli raccontarono delle loro disavventure: di come erano sopravvissuti senza di lui, di come, senza volerlo, avevano incendiato la legnaia, della spedizione nella neve e di quel ciocco, che li aveva salvati.

Anche il padre raccontò loro cosa gli era capitato: “Stavo spaccando la legna, quando scivolai in un crepaccio, ferendomi una gamba; ero sul punto di morire quando due cacciatori hanno sentito le mie grida e sono accorsi a salvarmi; mi hanno trasportato su una barella fino a casa loro, dall’altra parte della montagna, poco prima che cominciasse a nevicare. Ero troppo debole per camminare, altrimenti sarei tornato subito da voi; ho implorato i cacciatori di venire a prendervi, ho detto loro che eravate piccoli e soli, e che sareste morti senza il loro aiuto, ma la strada era lunga e con tutta quella neve era impossibile arrivare fin qui. Ieri sono riuscito a rimettermi in piedi e sono subito partito”.

Finalmente insieme, fecero una grande festa intorno al ceppo scoppiettante. Da allora, ogni anno, a Natale, in ricordo di quell’avventura, accendono un grosso ceppo e lo lasciano bruciare per dei giorni interi.