La leggenda del ciclamino

la favola del ciclamino

La favola del ciclamino

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta un ciclamino che, una mattina d’autunno, era spuntato nel folto del bosco. Aveva il capo reclinato, un po’ per timidezza, un po’ per diffidenza, ma non passava certo inosservato. I suoi petali erano di un bel fucsia acceso e spiccavano tra i muschi e le piante selvatiche. Così bello, così delicatamente profumato, ben presto attirò l’attenzione di tutti: “Chissà che incantesimo si cela dietro quei colori così accesi”, si sussurravano le edere nel sottobosco. “Sicuramente un fiore così vistoso porterà malefici”, ghignavano i corvi.

Come potete immaginare, ci volle poco per creare al ciclamino una pessima nomea: si arrivò addirittura a sospettare che i demoni delle montagne usassero quel fiore per distillare i loro veleni mortali. In men che non si dica, il ciclamino fu solo, osservato da tutti di sottecchi e vittima di crudeli maldicenze. Dapprima, essendo di carattere schivo e timoroso, il fiorellino non badò alle dicerie. Passava le giornate ad ammirare i raggi di sole e le gocce di rugiada, nutrendosi della bellezza intorno a lui.

Poi però iniziò a sentirsi solo: si curvò sempre di più su se stesso, nascondendosi alla vista degli altri. “Come vorrei diventare invisibile”, sussurrò.
“E perché vorresti diventare invisibile?” disse una voce accanto a lui.
Era la Fata dell’autunno, con il suo abito di foglie secche.
“Perché tutti pensano che io porti sventure, che io sia il fiore dei demoni”.
La fatina si sedette accanto a lui. “Ah amico mio, anche io ho avuto il tuo stesso problema” gli disse, prendendosi tra le mani una ciocca dei suoi capelli rossi pel di carota. “Pensavano tutti che portassi sfortuna, con i miei capelli rossi come le streghe e quelle nuvole di pioggia che mi seguono sempre”.

“E … e … Tu come hai fatto ad accettare tutto questo?” chiese esitante il ciclamino.
“All’inizio ne ho molto sofferto, ma poi mi sono detta: so far piovere, dando acqua ai campi, avviso l’uva quando è tempo di farsi trovare pronta per la vendemmia, aiuto gli animali a prepararsi per il letargo. E sai cos’ho capito?”.
“Dimmi”.
“Ho capito che il problema non era mio, ma di chi in me vedeva un cambiamento. È facile amare la Fata dell’estate, che porta sole e allegria. Io metto un po’ di tristezza forse, ma alla fine il mio aiuto serve a tutti”.
“E io” chiese il ciclamino, “io chi posso aiutare?”.
“Il mondo intero, se continui a regalare bellezza come stai facendo”.
Pronunciate le ultime parole, la Fata si allontanò saltellando.

Il ciclamino ci pensò su e capì: forse sorridendo un po’ di più agli altri, avrebbero corrisposto il suo sorriso. E così fu: piante, animaletti e creature fatate smisero di considerarlo “sinistro” e, timidamente, ma sempre più insistentemente, si avvicinarono per salutarlo e scambiare due chiacchiere. Non funziona sempre, ma alla fine la lezione del ciclamino torna utile anche a noi umani: sorridete amici e la vita, prima o poi, vi sorriderà.