La leggenda della nebbia

Tanto tempo fa, nell’anno 490, gli Unni invasero l’Italia. Il loro sovrano, Attila, saccheggiava tutti i villaggi che incontrava lungo la sua strada, rubando e uccidendo senza pietà chi provava a fermarlo.

Un mattino, alcuni bambini della città di Reggio, mentre giocavano, si accorsero che una colonna di cavalieri, armati fino ai denti, stava attraversando i campi. Erano i guerrieri di Attila, che cercavano nuove città da mettere a ferro e fuoco.

I bambini tornarono a Reggio di corsa, facendo attenzione a non farsi scoprire dagli Unni. “Aiuto! Arrivano gli Unni! Aiuto! Abbiamo visto il loro esercito che attraversava i campi.”

Gli uomini della città si radunarono, disperati. Non potevano fermare Attila; non avevano armi, né una fortezza in cui rifugiarsi: la città di Reggio era piccola, pacifica e indifesa. Il Sole, ormai, stava tramontando e c’era una sola cosa da fare: scappare nel buio, prima dell’arrivo degli Unni.

Ma il vescovo della città, San Prospero, li fermò. Era un uomo coraggioso e non aveva intenzione di abbandonare la sua città. “Chiudete le vostre case, spegnete le luci e venite con me nella chiesa che abbiamo costruito insieme” disse ai suoi concittadini. Gli uomini, le donne e i bambini di Reggio trascorsero la notte nella chiesa, pregando Dio perché li salvasse dagli Unni.

Quella notte, un velo di nebbia avvolse la città di Reggio e i campi tutt’intorno; era così fitta che non si vedeva a un palmo dal naso.

All’alba, la nebbia era ancora lì: quando la vide, Attila, si spaventò.
“In queste terre abita uno stregone” disse ai suoi soldati. “Andiamocene prima che ci colpisca con le sue maledizioni” disse agli Unni. Poi girò il suo cavallo e prese un’altra strada.

Fu così che la nebbia salvò la città di Reggio e i suoi abitanti.

Adattamento dall’agiografia di San Prospero
A cura di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle