Il limite dell’educazione sul web: non è proattiva

Troppe generalizzazioni, poca proattività

“Facciamola finita” è un libro pubblicato da Paolo Sarti nel 2011 che, come molti, punta il dito su alcuni fenomeni della modernità: quei demoni isterici chiamati bambini, quei mostri urlanti definiti genitori. Dal libro si legge:

Lo chiedono con forza e da tempo, senza saperlo, con la loro irrefrenabile agitazione, i loro incontenibili nervosismi, i sonni ormai impossibili, le disappetenze ostinate e le isteriche bulimie. Bambini cresciuti con una rabbia e un’arroganza relazionale ingiustificate e insostenibili, un’ansia da prestazione esasperata. Capaci di soccombere per un insuccesso scolastico fino a farci registrare un inquietante aumento di suicidi adolescenziali, per fallimenti spesso minimali e futili motivi. O, all’opposto, istericamente aggressivi, con gestualità minacciose e sfidanti, anche solo per festeggiare un successo sportivo strappato con ossessiva tenacia, solitamente priva di regole e di rispetto. Niente regole, niente limiti e niente imposizioni naturalmente, secondo i canoni della più libertaria delle pedagogie: tutto concordato, vagliato e deciso con loro e a loro subordinato…

Perché ve lo proponiamo? Per darvi uno spunto di riflessione davvero operativo. Abbiamo la sensazione che tutto questo gran parlare su web non porti frutto: ci si limita a puntare il dito, dall’alto del trono del sapere, cercando magari di enfatizzare un pochino per avere qualche lettore in più. Questo il grande limite della pedagogia via web: non serve a nulla, se resta solo parola su cui polemizzare allegramente.


Cambiamo il mondo, partendo dalle parole che usiamo

Spesso quello che leggiamo è esattamente il riflesso di ciò che noi vorremmo sentirci dire: estremizzazioni, esasperazioni, frasi ad effetto volte a creare una realtà gonfiata in cui, nel nostro piccolo, sentirci umani. Premesso che, ormai lo sappiamo bene, siamo tutti imperfetti e pure come genitori sbagliamo, l’invito che vi rivolgiamo oggi è di leggere, leggere sempre, confrontarvi sull’educazione, ma rimanere voi stessi.

Solo restando ciò che siete, ammettendo le vostre difficoltà, riuscirete a progredire verso una situazione più confortevole. Il web, i “basta tutto”, i “no questo e no quello”, ci insegnano che il mondo si sta impoverendo di significati, perchè così si fa meno fatica a cercarli. Riportiamo il senso delle sfumature (totalmente e assolutamente umane) nelle nostre vite. Riportiamo il diritto di sbagliare nel nostro percorso in famiglia, aggiungendoci anche il dovere di metterci in discussione e riaggiustare il tiro.

SPUNT-ESERCIZIO: Non accettiamo le domande altrui, cerchiamo le nostre

E’ brutto avere una risposta bella e pronta, se nessuno fa mai la domanda giusta. Molte persone pensano che la mente sia uno specchio e che rifletta il mondo esterno. Nulla di più sbagliato: ciò che crediamo, diventa la nostra realtà. Ognuno deve imparare a vedere le proprie sfumature, i propri colori (la tristezza non è blu per tutti, giusto per capirci).

Complicare è facile, semplificare è difficile Si pensa erroneamente che il semplice sia facile, mentre spesso è contrario. Nelle estremizzazioni di coccole, piagnistei e critiche a genitori mollaccioni, si sta complicando. Il semplificare richiede leggerezza, positività e soprattutto proattività. Date meno ascolto alle parole, focalizzatevi sui fatti e su tutto ciò che di buono fate, ogni giorno.

L’unico basta che sentiamo di dirvi è: “Basta prendersi così sul serio. Un sorriso è il miglior strumento per cambiare, educare ed affrontare le difficoltà”.

A cura di Alessia de Falco