La pianta favolosa

Testo di: Maria Minniti

Mille e mille anni fa alle pendici delle Ande abitava un popolo industrioso e felice di ciò che la natura donava.
La terra produceva tapioca in abbondanza, i lama offrivano davano il latte e la lana per tessere abiti e scialli.
Sulla cima della montagna che spariva fra le nuvole, abitavano gli dei e nessuno, nemmeno gli sciamani, aveva mai osato avventurarsi fin là, perché gli dei avrebbero potuto offendersi e negare a quel popolo i loro doni.

Nessuno guardava lassù. Solo Pach, figlio dell’anziano re, non riusciva a distogliere lo sguardo dalla vetta; si ricordava ciò che gli aveva detto una sciamana quando era bambino: “Da qualche parte sulle Ande, dove la terra fa solletico alle nuvole, cresce una pianta favolosa color indaco, che tuffa le sue radici in una fonte iridescente. Chiunque mangi i suoi fiori, conquisterà l’immortalità.

Il ragazzo guardava gli abitanti del suo villaggio invecchiare e morire, e desiderava che tutti fossero immortali. Un giorno anche il vecchio padre di Pach si ammalò e morì. Il dolore spinse il ragazzo all’azione: come nuovo re, ordinò di costruire una città lassù, alle pendici del picco più alto, da cui avrebbe preso il nome di Machu Picchu.

Tutti provarono a dissuaderlo, credendo fosse impazzito, ma un ordine era un ordine e i lavori partirono, fra mille difficoltà. Trasportare i pesantissimi blocchi di pietra sulla vetta della montagna era un’immensa fatica, era così in alto che mancava l’ossigeno e gli operai perdevano l’equilibrio, rischiando di scivolare nei precipizi.

Inoltre il re non partecipava ai lavori: il suo unico pensiero era trovare la pianta favolosa, che sognava fin da bambino. Nessuno credeva più a Pach, neanche i suoi amici e il popolo era diventato insofferente. Machu Picchu cresceva: ormai c’erano case, strade e anche un grande tempio ma una mattina, i lavoratori decisero di tornare a valle dalle loro famiglie, abbandonando il re al suo destino.

Il ragazzo li vide e li lasciò andare; decise di non tornare mai più a casa e si fermò a vivere in una piccola casetta di pietra, a Machu Picchu, insieme ai suoi lama. Giorno dopo giorno, continuò a cercare la pianta favolosa.

Impiegò ottant’anni a trovare quel che cercava: infine, mangiò uno dei fiori e tornò giovane e forte, come quando era salito per la prima volta sulla montagna. Pach infilò in tasca una manciata di fiori e corse a valle, per condividere quella scoperta con i suoi amici, ma il villaggio non esisteva più: al suo posto c’erano solo rovine.

Così Pachacutec (questo era il nome completo del re) decise di scendere fino al mare, che in tanti anni non aveva mai visto. Quando raggiunse la spiaggia, costruì una zattera e navigò, navigò e navigò.

Nessuno sa dove sia arrivato, né dove sia ora o come si faccia chiamare. Certo è che, ovunque sia e ovunque vada, porta ancora in tasca i fiori color indaco della pianta favolosa, freschi e profumati come se li avesse appena colti.