LA PREPARAZIONE DEL MAESTRO

Lettura scelta da “Il segreto dell’infanzia” (Maria Montessori, Garzanti, 2018):


Sbaglierebbe dunque il maestro che pensasse di potersi preparare alla sua missione soltanto per mezzo di nozioni e studio: prima di tutto si richiedono da lui precise disposizioni di ordine morale. Il punto essenziale della questione dipende dal come si deve osservare il bambino e dal fatto che non ci si può limitare a un esame esteriore, come se si trattasse di una conoscenza teorica circa il modo d’istruire e di educare l’infanzia. Insistiamo sull’affermazione che il maestro deve prepararsi interiormente studiando sé stesso con metodica costanza per giungere a sopprimere i propri difetti più radicati, quelli che costituiscono un ostacolo per le sue relazioni con i bambini.

[…]

Ecco qui un ammonimento efficace: «Il peccato mortale che ci domina e c’impedisce di comprendere il bambino è l’ira». E siccome un peccato non viene mai solo, ma ne porta seco altri, all’ira si associa un altro peccato, in apparenza nobile, ma in realtà diabolico: l’orgoglio. Le nostre cattive tendenze possono essere corrette in due modi: uno interiore, che consiste nella lotta dell’individuo contro i propri difetti, chiaramente visti, e uno esteriore, che è la resistenza esterna alle manifestazioni delle nostre tendenze cattive. La reazione delle forme esteriori ha molta importanza, poiché, rivelando la presenza dei difetti morali, è generatrice di riflessione. L’opinione del prossimo vince l’orgoglio dell’individuo; le circostanze della vita soggiogano l’avarizia; la reazione del forte piega la collera; la necessità di lavorare per vivere vince i pregiudizi; le convenzioni sociali vincono la lussuria; la difficoltà d’ottenere il superfluo mitiga la prodigalità; la necessità della propria dignità sconfigge l’invidia, e tutte coteste circostanze esteriori non cessano di agire come una continua e salutare avvertenza. Le relazioni sociali servono a mantenere il nostro equilibrio morale.

[…]

Quando qualcuno di noi è attaccato per i propri difetti, è evidente l’abilità con cui il male si sforza di dissimularsi ai nostri stessi occhi. Non è già la vita che difendiamo, ma sono i nostri errori: e siamo pronti a difenderli con le maschere che chiamiamo «necessità», «dovere» ecc. E lentamente ci andiamo convincendo d’una verità che la nostra coscienza riconosceva per falsa, e che ogni giorno diventa più difficile rettificare. Il maestro e in generale tutti coloro che aspirano a educare i bambini devono liberarsi da cotesto insieme d’errori che insidiano la loro posizione nei riguardi dell’infanzia. Il difetto fondamentale, composto di orgoglio e di ira, tende a presentarsi nella coscienza del maestro totalmente scoperto. L’ira è il principale difetto e a essa l’orgoglio presta una maschera seducente, la toga della dignità, che arriva persino a esigere rispetto. Ma l’ira è uno dei peccati che più facilmente trovano resistenza da parte del prossimo. Perciò bisogna frenarla, e chi soffre l’umiliazione di tenerla nascosta finisce col vergognarsi di essa. Il cammino non è difficile, ma facile e chiaro: abbiamo di fronte delle creature come i bambini, incapaci di difendersi e di comprenderci e che accettano tutto quanto loro si dice. Non solo accettano le offese, ma persino si sentono colpevoli di tutto ciò di cui li accusiamo. L’educatore deve riflettere profondamente sugli effetti di cotesta situazione nella vita del bambino. Questi non comprende l’ingiustizia con la ragione, ma la sente nello spirito, e si deprime e si deforma. Le reazioni infantili – timidezza bugie, capricci, pianti senza causa apparente, insonnie, timori eccessivi – rappresentano un inconscio stato di difesa del bambino stesso, la cui intelligenza non riesce a determinare la causa effettiva, nelle sue relazioni con l’adulto.

[…]

La preparazione che il nostro metodo esige nel maestro è l’auto-esame, la rinuncia alla tirannia. Egli deve espellere dal proprio cuore l’ira e l’orgoglio, deve sapersi umiliare e rivestirsi di carità. Queste sono le disposizioni che il suo spirito deve acquisire, la base essenziale della bilancia, l’indispensabile punto d’appoggio per il suo equilibrio. In ciò consiste la preparazione interiore: il punto di partenza e la meta. D’altra parte ciò non significa che si debbano approvare tutti gli atti del bambino, né che ci si debba astenere del tutto dal giudicarlo, e neppure che si debba tralasciare di sviluppare l’intelligenza e i sentimenti: al contrario, il maestro non deve mai dimenticare d’esser tale e che la sua positiva missione è quella di educare. Ma è necessario un atto di umiltà, è necessario cancellare un pregiudizio annidato nei nostri cuori.


FONTI