LA PRESIDE CHE VA A CERCARE GLI STUDENTI AL BAR

Eugenia Carfora è la preside dell’Istituto Morano di Caivano, paesino alle porte di Napoli conosciuto per la criminalità organizzata e lo spaccio. Si tratta di una scuola difficile, in cui la vera sfida è trascinare gli studenti in classe. Letteralmente.  “Appena arrivo a scuola devo subito uscire per andarli a cercare, uno per uno, li cerco anche in giro per i bar” confida la preside ai microfoni di Rai3.

Il metodo di Eugenia Carfora è stato quello di introdurre un regolamento e di convincere i ragazzi a rispettarlo, una specie di educazione civica passiva: “Cerco di far capire che ogni azione ha una conseguenza: arrivi in ritardo, chiamo la famiglia, non hai consegnato il cellulare, veniano a chiedertelo“. Se fosse per lei i ragazzi li terrebbe tutto il giorno a scuola: “Non solo a studiare ma anche a dormire, rilassarsi, pensare, ad evitare che si perdano là fuori“. E dire che quando lei è arrivata alla scuola, le aule invece che dagli studenti, erano occupate dalla famiglia di uno dei custodi che ci aveva fatto casa propria: “e c’era pure una tintoria” (Fonte: Corriere).

La preside, purtroppo, deve fare i conti con la mancanza di insegnanti adeguati ad un contesto così difficile: “Qui non servono insegnanti di passaggio che arrivano, si fermano un anno per fare punteggio in graduatoria e poi scappano via. Servono educatori motivati e preparati, che vogliono e sappiano lavorare a contatto con persone disagiate la cui unica speranza di vivere e sopravvivere si chiama camorra e che la legalità non hanno neanche idea di cosa sia”.

Esempi come questo servono per uscire dalla dimensione quantitativa, quella fatta di numeri e statistiche (come quelle sulla dispersione scolastica in Italia); ci aiutano a guardare in faccia le persone, i ragazzi. L’educazione non si può standardizzare.