Il pedagogista Daniele Novara apre il suo libro “Non è colpa dei bambini” constatando come la modernità ha impattato sulle abitudini di vita e di gioco dei più piccoli: oggi, il tempo trascorso fuori casa, è ridotto all’osso. L’urbanizzazione ha limitato gli spazi che i bambini possono fruire in libertà; nessuno di noi si sognerebbe più di lasciare i bambini da soli fuori casa (almeno durante tutto il ciclo d’istruzione primario).

Oggi, i gruppi spontanei di bambini che corrono e giocano sono una vera e propria rarità: la maggior parte del tempo libero è trascorsa a casa. Si cade così nella spirale di giochi e regali: preso atto che i nostri bambini sono imprigionati tra le mura domestiche, cerchiamo di soddisfare ogni loro desiderio, sperperando fiumi di denaro per acquistare giochi che non verranno mai utilizzati. Eppure i bambini non si ricorderanno se avevano giochi costosi, ma se noi giocavamo con loro.

Anche in questo caso, è possibile operare una micro-rivoluzione culturale, ciascuno a casa sua. Sposta la tua attenzione dal concetto di giocattolo al concetto, ben più nobile, di giocare: invece di regalare un giocattolo ai nostri bambini, regala loro un’occasione per giocare. Ti accorgerai che il secondo, seppure gratuito, è un dono molto più generoso.

I giocattoli mostrano quotidianamente i propri limiti di intrattenitori: il gioco diverte se c’è relazione, se c’è uno scambio con l’altro. Noi genitori possiamo compiere il primo passo per rilanciare il gioco in tutta la sua sacralità. Abbiamo il compito urgente di accendere il fuoco del gioco e del divertimento.