LA SCUOLA DEL CAMBIAMENTO, SECONDO GALLI DELLA LOGGIA

Ernesto Galli della Loggia, sulle pagine del Corriere, alcuni giorni fa, ha scritto una lettera a proposito di “innovazione a scuola”. L’articolo originale si può leggere qui.

In estrema sintesi, ecco i dieci punti che il professor Galli della Loggia pone all’attenzione del Ministro dell’Istruzione:

  • Reintroduzione nelle aule scolastiche di una predella, a sottolineare la disparità di ruolo tra insegnante e alunni, che “avrebbe il significato di indicare con la limpida chiarezza del simbolo che il rapporto pedagogico — ha scritto Hannah Arendt, non propriamente una filosofa gentiliana, come lei sa — non può essere costruito che su una differenza strutturale e non può implicare alcuna forma di eguaglianza tra docente e allievo. La sede propria della democrazia non sono le aule scolastiche.
  • Obbligo di alzarsi quando entra un insegnante
  • Eliminazione di autogestioni e occupazioni scolastiche
  • Esclusione dei genitori dalla scuola: abolizione dei rappresentanti di classe e di tutte le altre forme di intromissione genitoriale
  • Divieto di organizzare assemblee con i docenti per più di tre o quattro volte al mese
  • Affidamento ai ragazzi della pulizia scolastica, sull’esempio del Giappone
  • Divieto di introdurre a scuola lo smartphone, o meglio: “divieto assoluto agli studenti (pena il sequestro) di portare non solo in classe ma pure all’interno della scuola lo smartphone. Possibilmente accompagnato dalla proposta di legge di vietarne comunque la vendita o l’uso ai minori di 14 anni (divieto che evidentemente non vale per i semplici cellulari)”
  • Obbligo per le scuole di mantenere aperta una biblioteca ed una cineteca
  • Obbligo di organizzare gite scolastiche entro i confini dell’Italia
  • Obbligo di intitolare le scuole a personaggi illustri della storia italiana

Come è naturale, questa proposta ha scatenato le polemiche più accese per via del suo sapore reazionario, quasi un “ritorno ai vecchi tempi”. E in effetti, la proposta potrebbe far storcere il naso a più di un genitore, insegnante o pedagogista.
Tuttavia, ciascuno dei dieci punti ha una propria argomentazione e delle ragioni (anche laddove la proposta sia stata volutamente portata agli estremi) tutt’altro che banali.