La scuola dev’essere un apprendistato alla vita

LETTURE SCELTE: Edgar Morin, a proposito della riforma del pensiero nella scuola primaria

L’apprendistato alla vita si potrebbe fare seguendo due vie, la via interiore e la via esteriore.
La via interiore passa per l’esame di sé, l’auto-analisi, l’autocritica. L’auto-esame deve essere insegnato a partire dalla scuola primaria e durante tutto il suo corso. Si dovrebbero insegnare soprattutto gli errori o le deformazioni che si verificano anche nelle testimonianze più sincere o convinte; si dovrebbe studiare il modo in cui la mente occulta i fatti che disturbano la sua visione delle cose; si mostrerà inoltre come questa visione delle cose dipende non tanto dalle informazioni ricevute quanto dal modo in cui si è strutturato il modo di pensare.
La via esteriore sarebbe l’introduzione della conoscenza dei media. Poiché i ragazzi si trovano immersi precocemente nella cultura mediatica (televisione, giochi, video, annunci pubblicitari, etc.), di conseguenza il ruolo del maestro non è quello di denunciare, ma di far conoscere i modi di produzione di questa cultura. Si dovrebbe mostrare come il trattamento delle immagini filmiche e televisive, specialmente attraverso il montaggio, può dare un’impressione arbitraria della realtà (come per esempio una successione di piani in cui si vedono isolatamente il predatore e la preda che stanno correndo, il che dà l’impressione che si vedano simultaneamente la corsa dell’inseguitore e quella dell’inseguito). Il maestro potrebbe ambientare e commentare le trasmissioni seguite e i giochi praticati dagli allievi fuori dalla classe.
Beninteso, l’insegnamento della lingua, dell’ortografia, della storia, dell’aritmetica verranno mantenuti integralmente nel corso del primo grado dell’istruzione

BIBLIOGRAFIA
Morin E. (1999), La testa ben fatta, Raffaello Cortina Editore