Quante volte abbiamo sentito parlar male della scuola italiana? Risultati sotto la media UE, studenti che non sanno leggere, scrivere e far di conto, docenti impreparati.

Eppure, la nostra scuola, vanta almeno un’eccellenza europea: la scuola italiana è la più inclusiva d’Europa. Questo significa che siamo capaci di ridurre le differenze tra ricchi e poveri, integrando gran parte degli allievi in condizione di disagio o con bisogni speciali (i famosi BES, Bisogni Educativi Speciali). Merito di una progettazione attenta, ma anche del prezioso lavoro dei nostri docenti, che si trovano spesso a lavorare in condizioni estremamente difficili. Nonostante questo riescono a trasformare le proprie classi in squadre affiatate.

Certo, esistono ancora numerose questioni aperte: dal percorso formativo (e relativa certificazione) dei docenti di sostegno, al loro numero in rapporto agli allievi con bisogni speciali. Una cosa, però, è certa: quando leggiamo di un episodio di discriminazione, si tratta di un caso isolato e non di problemi diffusi. La nostra scuola è già stata bistrattata a sufficienza: evitiamo di dipingerla come l’officina della discriminazione e della mancata integrazione.

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