La scuola che manda a zappare i suoi studenti

Oggi affrontiamo un caso di successo nel mondo dell’educazione: stiamo parlando dell’istituto ITSOS Albe Steiner di Milano. Il preside dell’istituto, infatti, a fronte dei comportamenti indisciplinati e proibiti dei suoi studenti, invece che applicare le sanzioni pecuniarie e i provvedimenti disciplinari previsti per legge, li ha mandati a zappare la terra (Fonte: Repubblica, 2017).

In senso letterale: l’ettaro di terreno incolto sul retro della scuola si è trasformato in un orto-giardino con pomodori, zucchine e fiori. Il preside dell’istituto Domenico Balbi, ha deciso di introdurre il lavoro agricolo come “pena alternativa” per coloro che infrangono le regole, ad esempio fumando. Non un lavoro di facciata: i ragazzi si sporcano le mani zappando e raccogliendo sassi. Il primo a dare l’esempio è il preside stesso, che lavora l’orto con loro.

Il successo di questo strano orto educativo

Fosse successo da un’altra parte, probabilmente, le denunce a questo “preside-kapò” sarebbero fioccate come grandine. E invece no, le famiglie ed i ragazzi hanno accolto con entusiasmo la decisione di impegnare nell’orto gli scapestrati. Come mai? Probabilmente, il preside, attraverso il suo lavoro e l’esempio, è riuscito a conquistarsi la fiducia di studenti e genitori. Non sottovalutiamo mai la forza dell’esempio!

Un’educazione fondata sull’utilità sociale è possibile: questo caso ci dimostra i risultati benefici di un’educazione che veda la punizione non come momento di mortificazione, ma di redenzione. Sporcarsi le mani con qualcosa di utile è il modo migliore per riflettere sapendo però che, anche a seguito di un errore, stiamo rimediando facendo qualcosa di buono.



Già, perché l’apprendimento per prove ed errori (in cui noi crediamo tantissimo: il diritto all’errore e al fallimento è sacrosanto) funziona solo ad una condizione: che l’errore comporti una conseguenza. Una conseguenza che non deve essere mortificante, ma formativa, come in questo caso. Altrimenti, è solo buonismo ben mascherato.

SPUNT-ESERCIZIO: lavoretti utili per imparare dai nostri errori
Questo caso, per quanto illuminante, non si può certo replicare allo stesso modo in tutte le altre scuole oppure a casa: spesso manca la materia prima, la terra da zappare. Tuttavia, di lavori utili alla collettività ce ne sono a bizzeffe, a casa come a scuola. Ecco allora che, imparando dal preside Balbi, potremmo decidere di sostituire il classico “castigo” con qualche lavoretto utile alla famiglia oppure alla scuola.
L’importante è il contesto: il bambino/ragazzo non deve mai sentirsi umiliato per quello che sta facendo. Al contrario: è un modo per dare una mano rimediando al proprio errore, introducendo, al posto del senso di colpa, quello di autoefficacia (del tipo: “Ecco, ho rimediato all’errore; e guarda come sono stato bravo!”). Provate a casa e incoraggiate la vostra scuola a fare lo stesso (spesso, purtroppo, le scuole cedono su questi punti temendo le ritorsioni delle famiglie; facciamo capire a insegnanti e dirigenti che ci fidiamo di loro)!

a cura di Alessia de Falco