Oggi vi raccontiamo la storia di Erika, una ragazza che ha sconfitto il bullismo sfogando la sua frustrazione e la sofferenza nella scrittura. Il risultato? Il suo romanzo è stato pubblicato e lei ha avuto la sua bella rivincita.

UNA STORIA DI BULLISMO, A LIETO FINE

Questa storia comincia con una bambina vittima dei bulli. Alle elementari le tirano i capelli, alle medie volano parole pesanti e al liceo decide di abbandonare l’istituto.

L’inferno inizia in prima elementare. Erika Orrù è solo una bimba, ma i compagni la emarginano, non giocano con lei, la lasciano sola, le tirano i capelli. Le cose peggiorano alle medie e dopo la prima superiore la ragazza si arrende e decide di abbandonare la scuola.

“Mi prendevano in giro, mi dicevano: sei un mostro, ucciditi. Io chiedevo a mia mamma: ‘Cosa ho fatto di male per meritarmi questo? Sono sempre stata gentile'”

Una storia come tante altre, purtroppo, in cui la cattiveria del branco la fa da padrone e un/a ragazzo/a diventa il bersaglio delle azioni più atroci. E poi ci dicono che non serve l’educazione, che l’intelligenza emotiva è aria fritta, che siamo tutti genitori perfetti e figli perfetti. Lo dicessero a chi, come Erika, a causa dei bulli perde il piacere di frequentare la scuola, di uscire di casa, di vivere.

RIFLESSIONE 1. In tutta questa storia Erika si confida più volte con gli insegnanti, che tuttavia fanno spallucce. E qui c’è un ulteriore elemento di riflessione: inutile dare la colpa agli insegnanti incapaci e svogliati. La scuola è una trappola mortale di burocrazia e competenze, che però procede su un binario morto. In un mondo che viaggia a velocità impressionante, in cui le emozioni e anche i gesti più piccoli sono amplificati a dismisura dalla rete, non ha più senso parlare di profitto, di competenze: la scuola deve anche insegnare a vivere, questo è il ruolo degli insegnanti del futuro, se per caso si fosse perso per strada.

Tuttavia, Erika è determinata, non ha intenzione di rintanarsi nella solitudine delle mura di casa, né tantomento di pensare ad un gesto estremo. Dopo aver abbandonato la scuola, comincia a frequentare una community online dedicata alla scrittura e lì prende vita il suo romanzo.

RIFLESSIONE 2. E qui torniamo alla media education: la rete, di cui tanto si sparla, ha salvato una vita. Forte, no? Questo perché l’essere connessi col mondo in formato digitale non è solo un pericolo, ma una grandissima opportunità; occorre però che i ragazzi vengano educati a queste modalità partecipative, a questi scambi di conoscenza. La rete non può limitarsi a scambiare video discutibili o mettere “like”: deve diventare uno strumento di formazione, un modo per trovare la propria strada e costruire significati e valori. La media education è un tema di cui abbiamo provato a parlare, riscuotendo nessun successo; pare che non importi a nessuno. Però, se vogliamo sconfiggere il bullismo, l’isolamento digitale e la violenza gratuita online, da lì si deve ripartire.

Ogni tanto c’è il lieto fine. Sì, perché Erika, che non ci sperava più, viene ricontattata da un editore che le propone la pubblicazione del suo romanzo. Dapprima online, poi in edizione cartacea. E così, la storia di Giada e Marika, due ragazzine tormentate dai bulli proprio come lei, l’autrice, sbarca sulle mensole delle librerie.

Spiega Erika:

Giada e Marika, nel libro, sono prese in giro e sbeffeggiate a scuola. Una si salva, l’altra non regge e si uccide. “Ecco io sono diventata Giada”, aggiunge la ragazza, “è stato difficile ma alla fine ce l’ho fatta e come Giada ho realizzato il mio sogno, anche se sono solo all’inizio”.

Per fortuna. Una storia che fa riflettere e che dovrebbe inquietare più d’uno. Ma soprattutto, portare alla luce il bisogno di un’educazione che sia davvero nuova, davvero 2.0 e adeguata ai tempi in cui viviamo.

NOTE

Gli stralci evidenziati in “quote” (dentro il riquadro blu) sono citazioni da unionesarda.it, da cui abbiamo tratto questo caso di cronaca.

Abbiamo parlato di media education in due articoli che vi consigliamo vivamente di leggere: Giù le mani da quello smartphone! in cui si analizza la necessità di rivedere l’uso che facciamo dei nostri device, disintossicandoci e imparando a sfruttarne le potenzialità in modo creativo ed educato e  Combattiamo gli stereotipi con la media education, una riflessione sulla comunicazione digitale, applicata soprattutto al contesto scolastico.

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