L’amico che non c’è: compagni immaginari

amico immaginario

Sapevi che secondo le statistiche, il 71% dei bambini al di sotto dei 9 anni di età ha un amico immaginario?

Secondo le statistiche, il 71% dei bambini ha almeno un amico immaginario e spesso questo li accompagna per tutto l’arco della vita, fino all’età adulta. Solitamente questa fantasia inizia intorno ai 3 anni, con l’esplosione delle abilità sociali dei piccoli. Di solito si tratta di una figura umana, ma potrebbe anche essere un animale o un oggetto personificato. Con l’amico immaginario interagiamo come se fosse reale, visibile però solo al suo inventore!

L’unico amico dei bambini solitari 

Per lungo tempo i compagni immaginari dei bambini sono stati considerati come un problema; si pensava fossero il prodotto della fantasia di pochi bimbi insicuri e incapaci di avere amicizie reali. Questa ipotesi non è del tutto sbagliata, ma nemmeno da prender per buona.

Numerosi studi hanno confermato l’ipotesi che l’amico immaginario abbia una funzione compensatoria: ad averne uno sono soprattutto i figli unici, i figli primogeniti (che quindi hanno vissuto da figli unici alcuni anni della propria vita) e i bambini con qualche difficoltà nello stringere rapporti. Nonostante questo, non è assolutamente vero che questi bambini mostrino carenze nelle abilità relazionali.

Al contrario, i bambini che hanno uno o più amici immaginari sembrano ricavarne vari benefici: in primo luogo si rivelano più creativi dei compagni, ma anche più continui e perseveranti nelle attività di gioco. Inoltre, sono più propensi a collaborare con i compagni “reali” e con gli adulti. Per ultimo, sembrano avere un’intimità maggiore con i propri amici, oltre a relazioni caratterizzate da grande intensità.

A tutto questo c’è una spiegazione scientifica: le relazioni amicali hanno una funzione adattiva, ovvero ci aiutano a vivere meglio e a sviluppare una personalità armonica. E’ normale che prima di affrontare un momento così delicato si facciano “delle prove”, giusto per evitare errori grossolani! Vi ricordate cosa abbiamo detto la scorsa settimana sui TENTATIVI DI PADRONANZA DEL MONDO E DELLE SITUAZIONI? In effetti, ad oggi, la miglior spiegazione dell’amico immaginario è proprio questa: non un problema, bensì un banco di prova, uno scenario di fantasia per esercitarsi nel difficile compito di “essere amici”.

Come sempre, siamo convinti che la fantasia sia positiva; l’immaginazione è la forza che ci aiuta a rendere il mondo reale simile a quello dei nostri sogni e desideri. E’ naturale che un amico immaginario non sia un problema psicologico grave e sarebbe assurdo pensarlo.

Per mamma e papà:

  • Ha senso incentivare le amicizie immaginarie dei bambini? Con moderazione: è bene riconoscere la realtà e separarla dalla fantasia; l’importante è comprendere la naturalezza di questo fenomeno e lasciare ai più piccoli i propri spazi, per rispetto. Vi capiterà di dare la merenda a uno di questi amici, ma senza esagerare!
  • Può essere problematico? Se il bambino è sereno ed ha relazioni distese e nella norma, assolutamente no; se accanto agli amici immaginari vi fossero altri comportamenti preoccupanti o segnali di malessere, allora è il caso di rivolgersi a psicologi/medici competenti

 BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • BERTI A., BOMBI A. (2005), Corso di psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna