L’amore ai tempi del precariato: come mantenere la calma!

Mai come in questo preciso momento storico parlare di precarietà coinvolge tutti e coinvolge sfere personali che non riguardano solo il lavoro di un individuo, tasto assai dolente per molti. Ormai il precariato è quasi diventato un pesante compagno di viaggio con cui condividere gran parte della propria vita: in amore, a lavoro, in famiglia, nelle relazioni.

Questo stato di continua precarietà lavorativa ha portato molte coppie a vivere anche il sentimento in maniera precaria e incerta, ha portato nelle vite di tutti molto più nervosismo, sentimenti negativi, insofferenza, insoddisfazione. Spesso, purtroppo, chi ci rimette in questo malessere generale che pervade sempre più famiglie, sono i figli. I genitori spesso fanno più di un lavoro per mantenere la famiglia, i turni di lavoro hanno creato un modo di vivere che è sempre un continuo incastro fra impegni ed esigenze personali. Le coppie che invece si apprestano a costruirsi un futuro insieme, sono spesso spaventate da quello che significa, oggi, un futuro nel nostro paese. Gli impegni che si prendono hanno la data di scadenza del contratto di lavoro. E in tutto questo trambusto, talmente siamo attenti a sopravvivere che perdiamo di vista noi stessi e le cose a noi più care.




Come salvaguardare il nostro piccolo mondo?

  • Cerchiamo per quanto difficile sia, di dedicarci del tempo per noi almeno una mezz’ora al giorno. Molti studi affermano che sapere di avere questo appuntamento quotidiano con noi stessi aiuta a vivere più serenamente la giornata.
  • Quando torniamo a casa nervosi, qualunque sia il motivo, cerchiamo di lascare fuori queste emozioni negative. Un’idea carina ce la da un’antica tradizione giapponese : quando si è tesi o nervosi prima di tornare a casa si raccoglie un sasso , tenendolo stretto in mano si trasferiscono su di esso tutti i malesseri, poi prima di rincasare si lascia questo sasso sulla soglia della porta e la mattina dopo lo si ributta in strada. In questo modo è come se affidando i nostri pensieri ad un’azione concreta, questi venissero esorcizzati.
  • Lo dicono tutti, studiosi e non, che manifestare le emozioni positive a chi amiamo fa stare bene noi  e rafforza i legami affettivi.
  • Trascorriamo più tempo  a fare e meno a pensare: molto spesso ci accorgiamo che gran parte dei nostri pensieri negativi sono dati dallo stare troppo a pensare a cose che non hanno soluzione immediata, o almeno soluzione che non dipende direttamente da noi. Ma scegliere, invece, come gestire il nostro pensare è compito nostro!
  • Pratichiamo la gratitudine: siamo molto più attenti a ciò che non abbiamo piuttosto che a ciò che abbiamo. Quindi, ogni tanto cerchiamo di ringraziare per quel poco  ( ma tanto) che abbiamo.
  • Dedichiamo tempo a parlare con anziani e a giocare con i bambini: queste fasce di età così distanti rappresentano momenti della vita che possono darci molto più di quanto pensiamo.
Spesso passiamo più tempo fuori casa, tra orari di lavoro e turnazioni, che con la propria famiglia e così si arriva a casa esausti e invece di arrivare con il sorriso, si arriva scarichi e pronti a lamentarsi della giornata pesante che abbiamo avuto, senza soffermarci a guardare se la cena è pronta, se i bambini aspettavano noi per giocare, se in tv danno un bel film. Ecco, in questo periodo di grandi drammi e di grande crisi, cerchiamo di fare una cosa che è l’opposto di quello che ci siamo sentiti sempre ripetere: non pensiamo troppo al futuro.




Godiamoci l’oggi. Cerchiamo di ringraziare più spesso per quello che abbiamo, e di lamentarci meno per ciò che non abbiamo.
Al resto ci pensa la vita.
Chiara Cupini, Pedagogista ed educatrice