L’amore può finire, il rispetto e l’attenzione ai figli no

I figli non sono merce di scambio

Oggi ci addentriamo in un tema diverso da quelli che proponiamo normalmente. Abituati a parlare di empatia e crescita della famiglia, il tema del divorzio suona un po’ fuori dalle nostre corde. Eppure, mai come di fronte alla fine di un amore, l’intelligenza emotiva e la resilienza sono necessarie: per rispettare un partner che non è più tale e magari ci  ha fatto soffrire, ma anche per garantire il giusto equilibrio ai figli che, loro malgrado, subiscono la decisione.

Abbiamo deciso di scrivere proprio oggi che una decisione della Cassazione ha fatto il giro del web. Nella sentenza n. 11504/17 si legge: “Il mantenimento non va riconosciuto a chi è indipendente economicamente”.

Il che significa che, chi dispone di redditi, patrimonio mobiliare e immobiliare, “capacità e possibilità effettive” di lavoro personale e “la stabile disponibilità” di un’abitazione non ha il diritto di vessare l’ex coniuge con richieste economiche esose. A seguito della pubblicazione, si sono sprecati i commenti di chi vede salvaguardato il proprio portafoglio e di chi invece percepisce questa rivoluzione della giurisprudenza come un sopruso.

Noi ci schieriamo, come sempre, dalla parte dei bambini. Perché ciò che viene dimenticato in queste scie di commenti degne del peggior tifo da stadio è che, nella pretesa di dare troppo o di ricevere troppo poco, dimentichiamo l’amore.

L’amore per quei bambini che sono frutto di qualcosa che forse non c’è più, ma che magari si evolverà nel rispetto, se ancora non può esserlo. Focalizzare l’attenzione sull’aspetto economico della separazione, in tutti i casi, è solo un piagnisteo che rivela l’immaturità del genitore, di chi dovrebbe saper accettare che la vita cambia e può cambiare.

Tutti vorremmo che i matrimoni durassero tutta la vita: ma, guardiamoci in faccia, questo non sempre è possibile. Affrontare un passaggio verso una nuova vita, abbandonando certezze e abitudini, richiede coraggio e resilienza da ambo le parti e prevede il venirsi incontro in ogni caso.

L’amore tra genitori può spegnersi, ma il rispetto deve necessariamente restare.

Ricordate sempre che, se siete felici, lo saranno i vostri figli. Se rispettate chi avete amato e cercate di andare d’accordo, aiuterete i bambini a riconquistare la serenità di fronte ai nuovi assetti di vita. Non vogliamo commentare la sentenza della Cassazione: esula dal nostro lavoro e dalle nostre competenze.

Ma è stato uno spunto prezioso per contestualizzare quello che scriviamo sempre: usate l’intelligenza emotiva! Al di là del tipo di famiglia che si può avere, a permettere lo sviluppo del benessere psico-fisico è solo e unicamente l’amore, un clima di vita sereno, il sentirsi accettati e amati.
Non sempre per ottenere tutto questo serve un matrimonio, semplicemente una buona capacità di accettare il cambiamento e superare i conflitti, ammettendo i propri errori.

Chiediamoci sempre:

  • Ci prendiamo cura della nostra emozioni e del nostro benessere, sapendo che della nostra stabilità beneficeranno anche i bambini?
  • Siamo in grado di mantenere rapporti di collaborazione con l’ex-coniuge, lavorando per risolvere, o quantomeno smussare i disaccordi?
  • Sappiamo dare priorità alla stabilità, concentrandoci sulla costruzione di nuove routine, utili a ristrutturare la vita di genitori divorziati
  • Proviamo a creare momenti positivi per i nostri figli, favorendo la loro partecipazione ad attività esterne alla vita famigliare e con il supporto di altri adulti significativi?

Se, di fronte a una separazione, un divorzio, ma anche semplicemente un momento di transizione o di crisi, sapremo trovare una risposta a queste domande, allora sì, avremo svolto a pieno il compito di genitori. Non è facile, ma serve vivere la difficoltà come una sfida che può renderci migliori, più attenti ai bisogni dei nostri figli e più capaci di usare i nostri punti di forza per aiutare la loro crescita. Insieme alla nostra.

Siamo imperfetti, tutti. Accettiamoci, per poter imparare ad accettare gli altri. E crescere.

a cura di Alessia de Falco