Lavori di casa: un affare per tutta la famiglia

Chi si occupa delle faccende domestiche?

La risposta che ci piacerebbe sentire è: tutti, lavoriamo insieme, come una squadra. La mamma stira, il papà lava i vetri e i bambini mettono in ordine. La verità è ben diversa: le famiglie in cui questo concetto di squadra viene davvero applicato non sono tante. La Montessori, vedendoci, si rivolta nella tomba (il che potrebbe non importare a nessuno, se non fosse che questo scarso spirito di squadra ci rende tutti più infelici)!

Peccato: le faccende domestiche, se condivise, da fonte di stress diventano un bellissimo momento di condivisione. Chi non si rallegra nell’essere utile agli altri? Bisogna però cambiare modo di pensare: mantenere una casa non è il sacrificio che un membro della famiglia fa per aiutare gli altri; è un bellissimo business condiviso, un momento di crescita e di servizio.

PREGIUDIZI DA SFATARE SULLE FACCENDE DI CASA

Perché non deleghiamo? Perché la squadra fatica a decollare? Vediamo tre pregiudizi comuni che spesso trasciniamo con noi:

  1) I bambini non possono aiutare in casa
Non è affatto vero, sin dai due anni ci sono una miriade di piccoli compiti che possiamo assegnare ai bambini. L’importante è imparare ad organizzarsi e calibrare bene i compiti in base all’età. Purtroppo, molti adulti evitano di assegnare un compito ad un bambino perché “poi bisogna rifare tutto e stargli dietro”. Vale per i piccolissimi, ma spendere quel poco di tempo nei primi anni di vita significherà avere pargoli autonomi e proattivi già a 4/5 anni.

2) Non è giusto che un povero bimbo sia costretto a lavorare in casa!
Maria Montessori 
è stata la prima pedagogista ad accorgersi che i bambini provano un forte desiderio di aiutare, di partecipare alla vita domestica. Se glielo permettete, vi aiuteranno volentieri. I piccoli adorano cucinare, fare le pulizie, riordinare. Per loro non è un lavoro ingrato, al contrario! Coinvolgeteli con entusiasmo: a loro non peserà affatto dare una mano.

3) Faccio prima a fare tutto da sola/solo
Ci sono mamme e papà che pensano che sia meno faticoso pensare a tutto da soli piuttosto che delegare qualcosa agli altri. Questo pensiero, in apparenza gentile, è però molto pericoloso: magari è vero in termini temporali, ma lo stress che si accumula, l’ormai noto “carico mentale”, finisce per distruggere chi porta sulle spalle l’incombenza di un’intera famiglia.
Lavorare come una squadra significa non assumersi un carico superiore a quello che possiamo portare; significa tutelare il nostro benessere e, di conseguenza, quello degli altri: forse ci vuole coraggio a delegare, ma è la scelta più generosa.

Adesso che abbiamo sfatato qualche pregiudizio comune, riflettiamo:

E voi, come suddividete le faccende domestiche tra i vari membri della famiglia?

La vostra squadra è efficiente? Si potrebbe fare di meglio?

Henry Ford disse che: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo.” Questo vale più che mai in famiglia!

Se ritenete di aver bisogno di un allenamento mirato, vi suggeriamo questo spunto operativo (c’è anche una bella riflessione sul carico mentale):